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  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







10 gennaio 2010

Caccia al punto G - alla ricerca del piacere

Leggende metropolitane o scienza esatta, vatti a fidare degli esperti, degli scienziati, stanno anni e anni a raccogliere dati a fare ricerche e poi finiscono con il dire tutto e il suo contrario.

Oppure cose ovvie.

D’inverno fa freddo è allarme neve. Piove è allarme alluvioni, se d’estate fa caldo è allarme siccità.

Come se il freddo d’inverno e il caldo d’estate fossero calamità naturali.

Calamità sono casomai gli uomini che costruiscono sui costoni delle montagne, o non si prendono più cura dei letti dei fiumi, dei boschi.

Insomma, ho l’impressione che qualche volta ci siano opinioni spacciate per dogmi.

Nessuno osa mettere in dubbio la parola degli autorevoli esperti e così leggi che il prosciutto crudo fa male e poi sulla stessa rivista qualche settimana dopo, che fa bene, che il vino rosso è dannoso e poi che fa bene alle coronarie, la verità, forse sta come sempre nel mezzo, nella parsimonia, nelle mezze misure e forse anche nelle mezze stagioni

Mi sa che questi esperti li prendiamo troppo sul serio.

Prendiamo ad esempio il sesso, una volta il piacere femminile era un optional di cui non si parlava, sembrava argomento da lavoranti nelle case chiuse.

Poi con l’emancipazione divenne un diritto, qualche volta una pretesa, poi si scoprì che c’era il punto G dal nome del suo autorevole scopritore e generazioni di donne hanno sperato di aver sposato un cercatore di punto G, anziché un cercatore d’oro o d’ostriche e generazioni di uomini hanno cercato nel piacere della loro donna una conferma alla buona riuscita delle loro performance mascoline.

Ora, per il solito fatto che la scienza scopre tutto e il contrario di tutto, hanno distrutto il mito del punto G il "luogo del massimo piacere femminile" non esiste.
Come non esiste?
Certo, a Londra sostengono che la zona erogena denominata PUNTO G non esiste.

Sulle riviste per adolescenti e su internet ci sono persone disperate che fanno domande del tipo: “scusate ma dove si trova il punto G?” – oppure, “cos’è il punto G e come raggiungerlo?”

Caro, bastasse il tom tom per trovarlo come si trattasse di un sentiero di montagna, sai quanti ne avrebbero venduti? La cosa più bella è che però ognuno risponde a modo suo e così i poveri navigatori sono ancora più sperduti, un isolato più a destra o uno più a sinistra.

Ognuno l’ha avvistato in un posto differente, come il mostro di Loch Ness

Gli uomini come spesso accade quando sbagliano strada daranno la colpa alla moglie – lo sapevo che non dovevamo svoltare qui – e le donne finiranno con il pensare che gli uomini fanno tanto finta di sapere dove andare, ma come sempre si perdono.

Qualche speranza la fornisce Emmanuele Jannini, ricercatore e docente di sessuologia medica all'università dell'Aquila, che il punto G l'ha proprio fotografato.

Fotografato, mi spiego?

Meno male, magari con google heart lo si potrà individuare.

A prova del suo scetticismo, Jannini punta il dito su alcuni aspetti deboli dello studio londinese. "Non è detto che il punto G abbia un'origine genetica - spiega - e non sia piuttosto legato a una differente esposizione agli ormoni durante la vita fetale, diversità che può sussistere anche tra gemelli". E così ci risiamo, figuararsi se c’è ma non si trova nello stesso punto nemmeno tra i gemelli, sai che disastro, qui non ci resta che innamorarci di un esploratore.

Oppure, affidarsi a quel caro e vecchio romanticismo fatto di tempo, pazienza, tenacia, dedizione, tenerezza, allegria, conoscenza e passione è l’unica mistura che in dosi giuste porta al piacere, in fondo che si tratti di punto G o di incrocio a T a noi che c’importa, se anche viaggiando senza meta s’arriva in vetta.




permalink | inviato da anerella il 10/1/2010 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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