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  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







23 gennaio 2011

Cristiani, l'olocausto silenzioso

 

Venerdì 21 si è svolto a Nova Milanese l’incontro “Cristiani, l’olocausto silenzioso del terzo millennio” Presenti don Ayad Yako Mansour, sacerdote cattolico iracheno e don Gabriele Mangiarotti sacerdote della diocesi di San Marino Montefeltro e direttore del sito www.culturacattolica.it

“Tutto è partito dalla mia famiglia, da ciò che ho vissuto e respirato in mezzo a loro” ha detto Don Yako, raccontando la sua esperienza. Ottavo di dodici figli, cresciuto in una famiglia cattolica si è laureato in medicina, poi è andato a Nassiriya, soldato di Saddam, unico cristiano in mezzo a mille musulmani. Ha ricordato che come afferma san Paolo: «Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia » (Rm 5,20), e quindi anche questa esperienza ha fatto maturare in lui la vocazione al sacerdozio. Don Yako ha ricordato che i cristiani in Iraq sono sempre stati un vero ponte tra oriente ed occidente, portatori di una cultura della famiglia stabile, dell’educazione come valore fondante, del lavoro come passione.

“In occidente avete molte cose positive e belle, ma mancano alcuni elementi dell’esperienza dei cristiani d’oriente, voi vivete una fede più intellettuale. La tragedia che stiamo vivendo, - ha detto don Yako – è come fuoco che mette alla prova la nostra fede. Dobbiamo continuamente rispondere alla domanda: Perché devo rischiare la mia vita?”

Don Gabriele ha detto: “l’incontro con il Signore ci rende fieri di quello che abbiamo incontrato e testimoni, ma sei un testimone credibile solo se sei te stesso perché la fede non è accanto o affianco alla vita ma è la vita. Una fede amica della ragione.”

A don Yako abbiamo chiesto cosa possiamo fare noi, laici e cristiani d’occidente.

Chiara la sua risposta: “Due principalmente gli aiuti che potete darci: sollecitare la comunità internazionale perché i politici iracheni modifichino la Costituzione. (ndr attualmente la Costituzione irachena ha cura di precisare che:

(a) Non può essere approvata nessuna legge che contraddica le regole indiscusse dell’Islam.

(b) Non può essere approvata nessuna legge che contraddica i principi della democrazia.

(c) Non può essere approvata nessuna legge che contraddica i diritti e le libertà fondamentali previsti in questa costituzione.”)

L’altro aiuto che potete darci è quello di non accettare come Europei. che vi siano luoghi nel mondo dove non vi sia libertà. Un paese non può essere libero se non vi è libertà religiosa”.


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permalink | inviato da anerella il 23/1/2011 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



8 gennaio 2009

Islamici in Piazza Duomo: preghiera o sfida?

 

Ci spiacerebbe scoprire che si trattava di prove tecniche di colonizzazione islamica, che si trattava di una sfida e noi non l’abbiamo capito, eravamo troppo indifferenti per accorgercene.


“Conoscere l’islam. Incontrare i musulmani” è’ il titolo di un corso promosso da Diesse Lombardia, con il patrocinio dell’assessorato all’istruzione della Regione Lombardia, cui ho partecipato di recente, molto utile per capire un mondo come l’islam, complesso che comprende un miliardo e trecentomilioni di persone con molteplici appartenenze etniche, con usi e costumi differenti.
Un mondo guardato troppo spesso con occhi stereotipati, un mondo verso il quale spesso vi è diffidenza smisurata o apertura incondizionata.

Sia chiaro, non basta un corso per capire, non basta, ma è un inizio per cominciare a comprendere la complessità e le contraddizioni dell’islam dove religione e politica sono la stessa cosa, dove il profeta è al tempo stesso condottiero e legislatore, dove non esiste un’autorità religiosa unica e riconosciuta, ma chiunque può diventare un imam, può predicare ciò che ritiene opportuno e interpretare il Corano, dove l’autorità è sempre incontrastata e basta scrivere un libro con parole non consone per essere messi al bando e rischiare la pena capitale.

Questo corso dovrebbero farlo nei seminari, nelle scuole, negli oratori, nei corsi d’aggiornamento per insegnanti e assistenti sociali, volontari della Caritas, che ogni giorno si trovano a doversi confrontare con culture differenti e che spesso in buona fede, confondono, l’accoglienza con la rinuncia alla propria identità e al rispetto delle regole del paese in cui si vive.

Farebbe bene frequentarlo anche a qualche Vescovo a qualche arciprete, perché i fedeli non possono essere sempre invitati al dialogo, alla comprensione, all’accoglienza, senza mai dire quali sono le regole che devono essere condivise perché il dialogo e l’accoglienza siano proficui.

Ecco perché sottovalutare quanto accaduto in alcune piazze italiane sabato 4 gennaio a mio avviso è un errore.
Non si possono fare spallucce, e dire: "che saranno mai un migliaio di musulmani che in Piazza Duomo pregano rivolti alla Mecca?" I manifestanti in questione avevano il permesso per una manifestazione sulla guerra di Gaza che doveva terminare in Piazza San Babila.
Il prefetto stabilisce dove inizia, quale percorso fa e dove finisce una manifestazione, questa è la regola e va rispettata, anche dai musulmani.
Vogliamo fingerci ingenui e credere all’imam che sostiene che casualmente giunta l’ora della preghiera, si trovavano in Piazza Duomo e allora, eccoli a svolgere il loro compito, un posto vale l’altro?

Vogliamo fingerci ingenui e affermare che si avevano appena finito di bruciare bandiere ma erano fatte artigianalmente, poco più di lenzuoli bianchi con uno scarabocchio azzurro a forma di stella dipinto al centro, suvvia, che sarà mai?

Non dimentichiamo però tra un’ingenuità e l’altra, che per l'Islam, un luogo dove si prega diventa immediatamente sacroe nello stesso giorno si pregava anche a Bologna in Piazza Maggiore davanti alla Chiesa di San Petronio.
Qualche domanda dovremmo pur farcela.
Da qualche dubbio dovremmo pur lasciarci ferire.

Ci spiacerebbe scoprire che si trattava di prove tecniche di colonizzazione islamica, che si trattava di una sfida e noi non l’abbiamo capito, eravamo troppo indifferenti per accorgercene.
Scoprire che dovevamo allarmarci se non per i gesti compiuti, almeno per l’indifferenza con cui questi gesti sono recepiti, senza comprendere che i simboli per l’islam hanno un grande valore e che forse questi gesti hanno un regista che non stava certo in piazza, anche se a Milano guidava la manifestazione l’imam di Viale Jenner, condannato a tre anni e otto mesi per terrorismo (prosciolto per prescrizione)

Resta una domanda - e se domani un migliaio di fedeli cattolici si attardassero davanti ad una moschea a dire il vespero che accadrebbe?-
Provare per credere?
No, sarebbero additati come provocatori e condannati dagli stessi cattolici, giustamente, perché va rispettata la sensibilità altrui, rispettati i luoghi di culto.
Però resta il fatto, che sciolto il gruppo dei fedeli cristiani in preghiera, quel suolo non avrebbe cambiato padrone.



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