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  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







25 ottobre 2007

Gay si nasce. Parola della regione Toscana

Il manifesto dell'iniziativa della Regione
Gay si nasce oppure si diventa?

Si nasce, si nasce, lo hanno detto quelli della regione Toscana.

Allora non può che essere vero.

Certo, che ti credevi?

Uno nasce maschio, un altro nasce femmina, uno nasce omosessuale, l’altro nasce con la sindrome di down.

Solo che alle donne in gravidanza si consiglia l'amniocentesi che dica per tempo come sarà suo figlio e le permetta di abortire per non far nascere un down infelice, chissà se useranno lo stesso metodo razzista e crudele per gli omosessuali?

Certo che non vanno discriminati, non perché omosessuali si nasce, ma perché tutti gli uomini hanno pari dignità e devono avere pari diritti.

Poi ci sono autorevoli studiosi che non sono d'accordo su questo postulato, anzi, dicono che in molti casi il disturbo dell’identità sessuale si può curare.

Volete negare questo diritto a quelle persone che non sono orgogliosamente gay?

A quelle persone che ercano qualcuno che li aiuti, li curi, vogliamo discriminarli?

Vogliamo costringerli ad essere omosessuali orgogliosi, quando vorrebbero essere altro?

Chi vuole essere orgoglioso lo sia, ma non discrimini chi cerca aiuto per quello che alcuni medici considerano un disordine della sessualità.

Queste provocazioni non fanno bene a nessuno, sono soldi spesi male, per far piacere ad un certo elettorato, per garantirsi la benevolenza di certe lobby e per fare diventare VERITA’ delle opinioni.


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permalink | inviato da anerella il 25/10/2007 alle 10:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



22 giugno 2007

Ventura scrive Riccardi rispone

Ventura scrive ad Avvenire, Riccardi risponde e pare subito chiaro che ci sono omosessuali alla "Ventura" e altri che invece vogliono chiamarsi "famiglia" adottare figli e fingere che tutte le unioni siano uguali.  

Lettere (22 giugno 2007)  AVVENIRE

Diritti tutti riconoscibili se si salva il matrimonio

Cara Redazione di Avvenire,

ho letto l’editoriale di Folena sul Pride di Roma. Ci sono stato, ho partecipato, mi sono appassionato per una rivendicazione di diritti che investe la mia vita direttamente. Accolgo con interesse, come sempre, come la mia educazione di (ex) cattolico mi ha insegnato, ogni apertura al dialogo, eppure vi chiedo: è apertura quella di chi mi indica come «intrinsecamente disordinato» contro ogni evidenza scientifica? È apertura quella di chi mette insieme omosessualità e pedofilia, denigrando e insultando milioni di cittadini e cittadine italiane che lavorano, pagano le tasse e non sono criminali come invece chi commette atti di pedofilia? È apertura dichiarare che le unioni omosessuali minano il matrimonio tra un uomo e una donna? E come?

Mio fratello si è sposato l’anno scorso, tra poco diventerò zio, e sono stato felicissimo che facesse questo passo, aiutandolo contro le resistenze più o meno naturali della mia famiglia e della famiglia di mia cognata. Loro, sposati ad Assisi, cristiani credenti, mi hanno accolto e mai giudicato. Per esperienza so quanto è difficile per chi si ama non avere l’appoggio di nessuno quando si cerca di costruire il proprio progetto di vita. Ecco, queste cose chiedeva la piazza, una piazza esacerbata da ragionamenti che difettano di logica e che rifiutano di estendere i diritti e i doveri della costruzione di una società civile sana a dei cittadini che non differiscono dagli altri se non per l’orientamento sessuale. Io sono qui, disposto a dialogare, ma i dialoghi si fanno in due, con la rispettiva disponibilità a cambiare le proprie posizioni. Chi difende la "famiglia naturale" è disponibile ad ascoltare la scienza e la società in cui vive? Non sarebbe più utile per tutti giungere ad un felice compromesso?

Ad esempio, non mi interessa neanche un po’ chiamare il mio compagno "mio marito": tuttavia voglio poterlo visitare quando soffre in ospedale, prendermi la responsabilità di decidere delle sue cure se lui non può, prendermi la responsabilità di mantenerlo quando non potesse da solo andare avanti, sostenerlo nella vecchiaia e nella difficoltà, lasciargli l’eredità; voglio che riceva la mia reversibilità, voglio poter visitare la sua tomba senza ingiunzioni da parte di parenti "omofobi" che basterebbe solo definire razzisti, e soprattutto voglio che questa mia coppia sia riconosciuta dalla società che contribuisce a costruire, con atto pubblico. Perché facciamo la spesa, compriamo mobili, paghiamo il mutuo, paghiamo il canone Rai, lavoriamo, abbiamo amici, e parenti, che aiutiamo e sosteniamo come possiamo – al meglio di quanto possiamo. Che si chiami matrimonio, Dico, o vattelappesca cosa volete che ci importi... Dunque perché non sviluppare una giurisprudenza ed un diritto positivo per le coppie omosessuali, riconoscendo la loro diversità e salvaguardando la differenza del matrimonio? Cosa, da ultimo, è "inaccettabile" nella richiesta di diritti e doveri che nascono da un rapporto d’amore tra persone libere e sane?

Vi ringrazio per l’attenzione,

Stefano Ventura

Caro Ventura,

non ho competenza specifica per parlare delle posizioni della Chiesa circa l’omosessualità in generale. Sono però certo di due cose: innanzitutto che l’espressione «intrinsecamente disordinato» non è mai riferita alle persone, qualunque sia il loro orientamento sessuale. La seconda cosa che le posso assicurare è che nessuno – né nella gerarchia ecclesiastica né tantomeno su questo giornale – ha mai equiparato omosessualità e pedofilia, che sono cose assolutamente diverse.

È la seconda parte della sua lettera, però, a reclamare una risposta non elusiva e che rappresenta un’occasione di dialogo da non sprecare. Lei dice: «Non mi interessa chiamare il mio compagno "mio marito"... che sia matrimonio o Dico o vattelapesca cosa volete che ci importi» ed elenca invece una serie di diritti, rispetto ai quali fa legittima richiesta di riconoscimento. Personalmente penso che questo sia esattamente il terreno sul quale possiamo ritrovarci senza divisioni ideologiche. Il nostro unico "limite", per così dire, è quello che lei stesso scrive nella penultima frase della sua lettera: «Dunque perché non sviluppare una giurisprudenza e un diritto positivo per le coppie omosessuali, riconoscendo la loro diversità e salvaguardando la differenza del matrimonio?». Ecco il punto: se l’unicità del matrimonio tra un uomo e una donna viene salvaguardata, se si evitano equiparazioni con convivenze di diverso tipo, si può arrivare senza grandi difficoltà a individuare a uno a uno proprio quei diritti individuali che – fin dall’inizio di questo dibattito – la Chiesa, e noi nel nostro piccolo, abbiamo indicato come strumento di reale promozione.

Molti dei diritti che lei ricorda sono già riconosciuti dalle leggi più recenti o dalla prassi giurisprudenziale. Ma in questi mesi abbiamo indicato varie possibili soluzioni tecniche – da una riforma del Codice civile in materia di eredità al riconoscimento degli accordi di convivenza, dalle dichiarazioni di unione solidale alla semplice certificazione della convivenza – per arrivare all’obiettivo di rendere i diritti individuali più facilmente fruibili da tutti i conviventi. Non abbiamo alcuna preclusione a che sia possibile per i conviventi – omo od eterosessuali – il subentro nel contratto d’affitto, la cura in ospedale, la regolazione dei rapporti patrimoniali all’interno della coppia, la libertà nel decidere i propri lasciti ereditari, se questo non danneggia i diritti di figli eventualmente presenti. Le uniche perplessità, per la verità, le conserviamo sulla questione della pensione di reversibilità, soprattutto per i conviventi eterosessuali, che potrebbero accedere al matrimonio ma fanno scelte diverse (non a caso neppure i Pacs francesi la prevedono). Occorre infatti evitare che vengano create delle "nozze di serie B" con tanti diritti e pochi doveri, in concorrenza oggettiva – sempre per le coppie eterosessuali – con il vero matrimonio. Lo ripetiamo: siamo contro le discriminazioni e siamo aperti a chi voglia dialogare e confrontarsi senza tacciarci gratuitamente di omofobia. Proviamo a ragionare ancora insieme partendo da questa base comune?

Grazie dell’ascolto.

Francesco Riccardi


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17 giugno 2007

GAY PRIDE - io no

 

Parola di Mancuso.

Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay e portavoce dell'evento -. “Ci sono gay, lesbiche, omosessuali ma anche il popolo laico italiano: il vero Family Day è qui perché tutte le famiglie sono rappresentate".

Spiacente, manifestare è legittimo, ma queste persone che profanano i simboli religiosi, che insultano il Papa, che sostengono che la normalità sta nell'eccesso non èossono dire di parlare a nome mio, non possono dire di rappresentare le famiglie, la mia NO.


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permalink | inviato da anerella il 17/6/2007 alle 23:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa


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