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  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







23 febbraio 2010

"Lapidiamo i bambini down" Chi educa gli idioti?

Su Facebook sembra scoppiata una guerra tra bande.
Nascono gruppi, simpatici, goliardici, come i mangiatori di Nutella, ma anche demenziali, come l’ultimo in ordine di tempo ''GIOCHIAMO AL TIRO AL BERSAGLIO CON I BAMBINI DOWN'' che domenica prima di venire chiuso contava circa 1300 iscritti, a riprova che la madre degli idioti è sempre incinta.
Subito si sono scatenate le proteste di associazioni, genitori di bambini down, e la controffensiva internettiana, ecco così nascere il gruppo “CONTRO IL TIRO A BERSAGLIO CON I BAMBINI DOWN”, e vai con i messaggi di solidarietà, ma anche con insulti e offese agli antagonisti.

Sembra che non si possa fare a meno di dividersi in buoni o cattivi, gli uni contro gli altri schierati, ma queste “prese di posizione” spesso rischiano d’essere guerre virtuali, che finiscono nel giro di qualche settimana e non portano frutti, se non quello di “contare” gli appartenenti ai singoli gruppi come si trattasse di curve allo stadio.

Non dimentichiamo che i bambini down che nascono nel nostro paese sono i fortunati scampati alle diagnosi prenatali grazie a genitori amorevoli o alla sorte, perché abortire i bambini down non è reato nemmeno a gravidanza avanzata, lo chiamano “aborto terapeutico” che è come dire “omicidio curativo” o selezione della razza.

Allora, va fatta una riflessione che va oltre alle prese di posizione internettiane, le guerre non servono.

I down sono persone, con gli stessi diritti e desideri di ognuno di noi, sempre.
Sono eterni bambini che hanno bisogno di quello di cui abbiamo bisogno tutti, attenzione, affetto, amicizia... va bene condannare chi li vorrebbe morti, ma cerchiamo di non cadere nell’ipocrisia.
Perché la reazione non basta se non viene sollecitata continuamente la società e la politica ad avere maggiore attenzione, ad investire in supporto alle famiglie, alle scuole alle associazioni che investono su questa diversità che è un valore e una ricchezza per tutti.

Se vogliamo che i nostri figli imparino il valore della vita, la solidarietà, dobbiamo permettere loro di viverla questa solidarietà, questa accoglienza della vita in tutte le sue manifestazioni, di vederla tra le mura domestiche, non basta insegnare loro che i down sono simpatici, perché a volte non lo sono, sono pignoli, testardi, hanno i difetti di tutti, ma non valgono meno di chi non ha gli occhi a mandorla, hanno di certo uno sguardo e una sensibilità per così dire “infantile” che permane nel tempo e quindi ci richiamano continuamente all’essenziale.

Le nuove generazioni impareranno il rispetto per gli anziani, il valore della vita, l’amore per le cose belle, se ci vedranno vivere questi valori.
Non possiamo pensare di essere favorevoli all’aborto certo, ma solo in caso di bambini imperfetti che poi per noi sta per infelici, non possiamo pensare di volere per i nostri figli delle classi dove non ci siano problemi, handicappati, stranieri ecc…, non possiamo sostenere che l’alimentazione di un disabile in coma è accanimento terapeutico e poi stupirci se i giovani odiano il diverso, scansano la fatica di vivere, immaginando a torto che la felicità stia proprio nella perfezione, nell’assenza di dolore e fatica, nel non assumersi responsabilità.

La madre degli idioti è sempre incinta, è vero, ma “chi è la madre”, chi educa le nuove generazioni? Pensiamoci.




29 luglio 2008

Moyra quando il coma non è la fine...

  Storia di un amore che non ha fine

La signora Giovanna è la mamma di Moyra Quaresmini e mi accoglie sul portone di casa con un sorriso gioviale, abitano a Nova Milanese, una zona tranquilla di questo paese dell’hinterland milanese. Il nostro primo incontro è stato telefonico e mentre si chiacchierava ho scoperto che, forse, c’eravamo già incontrate a Borghetto Santo Spirito, laddove le persone con handicap hanno l’occasione di trascorrere un periodo di vacanza nella casa dell’Unitalsi. Non avrei mai immaginato che sua figlia fosse la donna in coma vegetativo di cui avevo sentito parlare: ho sempre pensato che le persone in coma vegetativo stessero tutto il giorno stese in un letto ed invece sua figlia era in spiaggia, in carrozzina. Vedi il pregiudizio? Credi già di sapere, e questo non ti da modo di incontrare il vero.

Incontro Moyra per la prima volta mentre se ne sta seduta sulla sua sedia a ruote sul balcone di casa, è un’estate tiepida e lei si gode il sole del mattino che le bacia la pelle.

Arriva un’amica che viene a trovarla e a farle la manicure. Aveva tante amiche Moyra ma ora, mi racconta la mamma, solo qualcuna perché le altre preferiscono ricordarla com’era.

Mi viene spontaneo pensare che è una frase che si dice davanti alle persone defunte, ma Moyra non lo è, questo è certo, basta guardarla mentre sorride alla mamma che la bacia sul collo.

Sulle pareti della sua stanza le foto di prima, quando faceva la parrucchiera e quando progettava un futuro da moglie e mamma, prima di quel 13 gennaio, quando la vita ha fatto una giravolta e nulla di quello che si era pensato, immaginato, accarezzato è avvenuto come previsto.

Nel 2000 Moyra, sposata da 5 anni, attendeva il primo figlio, una bimba, che avrebbe dovuto nascere il 18 gennaio.

Tutti attendevano Asia: la futura nonna l’aveva vista nell’ecografia succhiarsi il dito, ed anche il futuro nonno Faustino aveva potuto vederla attraverso lo schermo quando, mancavano pochi giorni al termine della gestazione.

Invece, un’embolia amniotica, la corsa all’ospedale, Asia muore e la sua mamma va in coma.

Ora Giovanna e Faustino lo raccontano con serenità, capisci che hanno passato momenti atroci, ma anche che li hanno superati, che vivono una serenità ed una complicità che si coglie guardandoli.

Andiamo in cucina, papà Faustino ci prepara il cafè e la mamma porta tra noi anche Moyra, le fa bere il succo di frutta con il cucchiaino. Inizialmente Moyra era alimentata con la Peg, ne abbiamo sentito parlare molto in questi giorni: si tratta del sondino dal quale passa l’alimentazione per molte delle persone in coma vegetativo, come accade anche per Eluana Englaro, ma ora Moyra mangia con il cucchiaino, grazie alla pazienza e alla tenacia della sua mamma. Il sondino naso-gastrico serve solo per l’acqua, ma la mamma nutre la speranza che ci si possa liberare anche di quello.

Sul fornello si sta cocendo un coniglio e la casa profuma di buono.

Ci raccontiamo come se ci conoscessimo da sempre, papà Faustino è un pratico e mi racconta che bisognerebbe avere il coraggio di dire le cose come stanno, che le persone in coma costano e che forse, dietro a questa frenesia di staccare il sondino che le alimenta, c’è anche una mentalità che considera le persone come Moyra un peso.

Sia chiaro, nessuno di noi vorrebbe fare certe fatiche, ma la vita a volte traccia sentieri imprevisti e tu, guardando questa famiglia, capisci che il loro hanno scelto di percorrerlo questo sentiero, è un eroico quotidiano, per certi versi come quello di tanti altri. - Ci sono malattie che non si vedono -, mi dice il signor Faustino, persone che non vanno in giro su una sedia a ruote e nessuno conosce la loro fatica e la loro pena, ma è la vita, ed è fatta anche di questo.

Il Comune manda due persone che tutte le mattine si occupano di Moyra, la lavano e la pettinano; poi l’Asl manda la fisioterapista ma, poi, rimangono il sabato e la domenica dove tutti i servizi si interrompono e, forse, si potrebbe pensare a migliorare questo aspetto. e Poi ci sono alcune forniture farmaceutiche che non sono gratuite, anche di questo bisognerebbe tenere conto.

L’amica di Moyra ci saluta. Prima di uscire accarezza Moyra sulle spalle ed è chiaro che a lei queste coccole piacciono.

Inoltre riesce a farsi capire quand’è in posizione scomoda o quando vuole farsi rimettere a letto, è chiaro che il grande amore e la serenità che trasmettono le persone che le stanno intorno l’aiutano a fare quei piccoli progressi che sono per lei una grande conquista.

Moyra e la sua famiglia sono una risorsa per tutti, non solo per chi vive e affronta lo stesso problema, ma anche per chi, come noi, è preso da mille altri problemi, per gli adolescenti che spesso cercano di “vivere la vita al massimo” rischiando di buttarla via. Passare qualche pomeriggio a casa dei signori Quaresmini potrebbe essere davvero uno scambio d’esperienze, toccare con mano come la vita sia bella, sempre, se accolta e coccolata anche nelle difficoltà.

Il coniglio è cotto e la signora Giovanna butta la pasta nell’acqua che bolle, tra un po’ pranzeranno ed anche Moyra mangerà il pranzo frullato di mamma Giovanna, io li saluto, ma esco con la certezza di avere incontrato nuovi amici, persone che con la loro vita ti aiutano a guardare in modo differente anche al tuo destino.



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