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  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







19 novembre 2009

VORREI ESSERE BELEN

CLICCA E ASCOLTA

Alla domanda "chi sarò da grande?", i bambini di oggi pensano soprattutto ai personaggi televisivi, poco o niente alle persone socialmente impegnate.

Indagine Eurispes: sono schiavi della tv e vanno matti per i Cesaroni e i Simpson.
Il modello di riferimento per i bambini tra i 7 e gli 11 anni? Valentino Rossi (per il 16%, e per il 28,8 fra i maschi) e Belen Rodriguez (8,2%), ma non solo: anche Michelle Hunzicker e Mike Bongiorno (i preferiti dal 31%) e addirittura Fabrizio Corona per quanto da una percentuale minima, l'1,2%. A dirlo è il decimo Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza presentato da Eurispes e Telefono Azzurro. 



Non vi meraviglierete vero?

Niente di nuovo, cosa potevamo aspettarci, la realtà è sotto gli occhi di tutti, la tv la fa da padrona in casa nostra, ma soprattutto fa da despota, spesso baby sitter unica e incontrastata.
I nonni lasciano guardare, nella speranza che i genitori arrivino presto a prendersi i figli, i genitori delegano alla scatola illuminata la serata perché la sera si sa, siamo tutti stanchi e abbiamo un sacco di cose da fare.
C’è solo lei, e questo non è certo colpa dei bambini.
Se non li tieni impegnati con altre attività mentre la tv è spenta, se non hai tempo da dedicare loro, lei si impadronisce delle loro menti.

Se almeno trasmettessero ‘Non è mai troppo presto’ trasmissione gioco in cui si insegna l’inglese ai bambini, e a seguire ‘Gli altri giovani del mondo’ dove raccontare come vivono gli adolescenti del terzo mondo, e se si parlasse di amore, inteso come forma altra dell’espressione umana e non come forma genitale di arrivismo, allora anche la tv avrebbe un suo perché, ma sino a che con la merendina ci propinano 'uomini e donne' non possiamo poi stupirci se Belen diventa un mito e se nessuno vuol più fare il dottore, il veterinario o il missionario in Africa.

Almeno guardatela con loro la tv, ma siate critici, ditegli che il dottor Martini ha delegato la paternità a suo padre e si comporta come un adolescente con tempesta ormonale, che i reclusi del 'Grande Fratello' cercano di farci passare per normale ciò che normale non è, che non bisogna aspettare che ci sia una telecamera a riprenderci per chiedersi scusa. Che la famiglia allargata dei Cesaroni sembra allegra e senza problemi, ma che in realtà non è così, le separazioni non sono mai indolore, e la famiglia ha bisogno di amore e di perdono, di dialogo e di correzione, di disponibilità e di uno sguardo al bene di tutti.

Dite loro che anche se usa andare a letto con uno al primo appuntamento questo non è bene, non perché è peccato, ma perché è affrettato, perché anche oggi l’amore ha i suoi tempi e le sue attese e non è il preservativo che ti salva, ma l’intelligenza.

Ditelo, perché se certe cose non le dicono più nemmeno i genitori, che vogliono sembrare “sempreverdi” imitando i figli, questi poveri figli cresceranno come canne al vento e si appoggeranno a miti come Corona e Belen con risultati che non hanno bisogno di immaginazione.
Quindi ditelo cos’è bene e cos’è male, cos’è giusto e cos’è sbagliato, criticatela quella scatola luminosa, in fondo è solo un elettrodomestico, ditelo che avete letto un bel libro e che ne varrebbe la pena, forse non lo leggeranno subito, ma sapranno che c’è chi lo fa, ditelo che c’è un film che non è il solito panettone di Natale e vorreste vederlo con loro, ditelo che essere genitori comporta delle scelte e dei no, perché crescendo altrimenti finiranno per rimproverarvi per i no non detti, più che amarvi perché avete lasciato che tutto fosse loro permesso.




12 settembre 2009

COSI' FAN TUTTE

Così fan tutte anche su Italia1  clicca e ASCOLTA

Era fine settembre, con la mia famiglia avevo partecipato al matrimonio di una cugina, s'era mangiato, cantato e ballato fino a sera, poi, salutati gli sposi la festa era proseguita a casa dei genitori della sposa.

Una casa di campagna, il sentiero costeggiava il vigneto, la notte era tiepida, profumava di un autunno appena accennato.

Il gruppo s'era riunito in caneva, una sorta di cantina con il pavimento in terra battuta, i salami appesi in coppia ai travi di legno in attesa di stagionatura, le botti dove il vino della recente vendemmia se ne sta a riposo, gli uomini se ne stavano in piedi attorno alle botti, di tanto in tanto qualcuno gridava, "viva gli sposi", applauso, "evviva" e via a riempire  i calici, si rideva di tutto e di niente. Qualcuno iniziò a raccontare l'ultima storiella, e gli altri dietro, sino ad arrivare alle barzellete "spinte" il dialetto è bellissimo anche per questo, perchè racconta il sesso e la sua pratica con modi che a volte sanno di poesia, o con una goliardia che attinge alla quotidianità.

Io me ne stavo in disparte ad ascoltare, orgogliosa del mio vestito nuovo, ad un certo punto qualcuno mi nota e mi domanda

- quanti anni gheto? 

- quattordici

Lo dico con un certo orgoglio, sapendo che il fisico non mi supporta e che ne dimostro meno, lui mi squadra e poi dice: - te poi scoltare anca ti, ormai te si granda  (puoi ascoltare  oramai sei grande)

Ricordo ancora quella frase che mi ammetteva al mondo degli adulti.

C'era un tempo e un modo per tutto, e il mio tempo era arrivato, potevo ascoltare senza più origliare, e potevo far sapere a tutti che da tempo comprendevo (almeno così pensavo all'epoca) certe allusioni e certi doppisensi

Ricordo perfettamente la barzelletta che seguì, a dire il vero quasi da educande, ma era entrata a far parte dei miei ricordi.

Ecco perchè trovo giuste le proteste per la nuova sketch comedy di Italia 1 in onda il venerdì alle 20, COSI' FAN TUTTE, protagoniste Alessia Marcuzzi e Debora Villa,  dove il sesso viene raccontato e sbeffeggiato con sketch  a dire il vero molto divertenti, ma che a quell'ora risultano essere un piatto servito a tutta la famiglia indistintamente, senza tenere conto delle diverse sensibilità e per di più con un bel bollino verde.

Poi ci lamentiamo dell'emergenza educazione, dell'emergenza bullismo, ci lamentiamo perchè gli adolescenti si dedicano precocemente al sesso, ma non facciamo gli struzzi, siamo adulti irresponsabili, che non hanno a cuore il bene dei più piccoli, che non tengono conto che c'è un'età per tutto e che non basta dire "Così fan tutte" c'è un tempo e un luogo anche per i doppisensi e le risate grasse. C'è un tempo per le favole e un tempo per "le mele", e i tempi vanno rispettati perchè per andare in montagna si inizia dal basso a piccoli passi, solo così si impara a scalare la vita.

 



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