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  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







7 marzo 2009

8 marzo. Vi racconto una storia

Si celebra in questi giorni la laica e spesso laicista festa della donna.

I giornali dibattono sulle teorie del femminismo laico che in casi estremi ipotizza che l’uguaglianza consista nell’eliminazione delle diversità, tutte, anche quelle di tipo sessuale e che quindi la maternità sia un handicap insormontabile, le donne per essere libere e quindi felici non devono fare figli, se li fanno non devono allattarli, perché questo ruba tempo prezioso alla carriera…

Altri invece teorizzano che le donne stanche del femminismo vogliano tornare a casa tra i fornelli…(a nessuno viene il sospetto che a volte le donne siano stanche, non tanto del femminismo, ma del doppi lavoro, casa, ufficio, bambini, palestra …

Ma io in questi giorni di celebrazione non voglio stare a disquisire sul femminismo, o sull’origine controversa di questa festa, ma raccontarvi una donna, una donna che ho conosciuto, moglie, madre, nonna, una come tante, di cui non avrete visto la foto sui giornali e nemmeno un’intervista da Marzullo.

Si chiama Tonina, vive vicino a Saronno in provincia di VA, l’ho incontrata la prima volta qualche anno fa, andai a casa sua per conoscere sua figlia Simona, ballerina di successo, ha ballato davanti a Papa Giovanni PaolooII in occasione dell’apertura del Giubileo, e per l’apertura delle Paraolimpiadi,

Simona è anche un’affermata pittrice, recentemente è stata aperta una mostra permanente a London Ontario – in Canada dove sono esposti i suoi quadri.

Grande amica di candido Cannavò recentemente scomparso, nel suo libro e li chiamano disabili, Cannavò raccontò la sua storia e la sua immagine compare in copertina…

Insomma, ero lì per conoscere Simona, ma mi feci conquistare dai modi gentili e dalle parole mai dette a caso o per riempire il silenzio di sua madre. (...)

Decisi che sarei tornata a intervistarla, mi incuriosiva quella donna.

E così feci, ma non fu un’intervista, passai con lei un pomeriggio a chiacchierare come se ci conoscessimo da tempo, mi parlò di quando nacque Simona, una bimba senza braccia, era il 1974

E di quando lei le insegnò ad usare i piedi per portarsi il ciuccio alla bocca e vi furono persone che per questo s’indignarono, ma lei tirò dritta per la sua strada, e quando Simona espresse il desiderio di ballare, visto che lo faceva Gioia la sua sorella più grande, lei non le disse “ tu no” ma “perché no?” e così Simona imparò a ballare, e a quattro anni iniziò a dipingere, usando i piedi, perché uno deve usare ciò che ha i talenti che gli sono stati dati, ed ora a London in Ontario CANADA c’è una mostra permanente, dove sono esposti i suoi quadri... 
... 

Poi continuando nelle nostre chiacchiere Tonina mi raccontò delle difficoltà incontrate per ottenere la patente per poter guidare l’auto, si lo so, sembra una cosa molto difficile ma vi assicuro che Simo guida L’auto senza usare le braccia e senza protesi e lo fa molto bene.

Mai, nelle parole di Tonina troverete una lacrima di rammarico, ma solo gratitudine per quello che la vita le ha donato, non è felice nonostante tutto, ma grazie a quel tutto che le è stato permesso di vivere, ed è questo che comunica a chi le sta vicino...

se vuoi continuare ad ascoltare questa storia CLICCA QUI




8 febbraio 2009

La solitudine dei numeri ultimi

Ci sarà pure la solitudine dei numeri primi, ma che vogliamo dire della solitudine dei numeri ultimi?
Di quelli che nella vita per vocazione, per scelta, per amore o per forza, si sono dedicati agli altri, così come ne erano capaci, spesso rinunciando ai loro progetti o a un loro disegno  dicendo che la vita in fondo chiede un "SI"  il perchè lo capiremo in seguito.
Che vogliamo dire di questi numeri ultimi, che spesso sono definiti, "buoni", "poverini", "fessi", dipende dal punto di vista ma che volenti o nolenti servono al realizzarsi dei progetti, dei sogni, dei destini di altri, numeri primi o secondi non conta.
Che vogliamo dire di questa solitudine che spesso non sanno esprimere o che forse temono gli altri non colgano non capiscono, abituati come sono al loro coraggio, alla loro forza, alla loro solarità?
Eppure, a volte i cuscioni sono umidi di lacrime di numeri ultimi che si affidano a Dio, e all'intercessione dei santi perchè solo loro sanno ascoltare, e consolare.




17 agosto 2007

La suora, il comunista, il musulmano...

La suora di clausura e il comunista
 «Amici perché abbiamo gli stessi valori»
Il Corriere della Sera - 14 Agosto 2007-

di Magdi Allam

L’incontro tra Maria Gloria Riva, che ha ottenuto un permesso speciale dopo 23 anni di clausura, e Fabio Cavallari, militante di Rifondazione Comunista.

Volti e Stupore

Ci può essere un'amicizia vera tra una monaca di clausura, un giornalista non credente di cultura comunista e un musulmano laico? Sì se tutti e tre considerano la propria specifica esperienza come un'adesione piena ai valori che sono l'essenza della nostra umanità: la sacralità della vita, la dignità della persona e la libertà di scelta.
Questa è la storia singolare di un incontro apparentemente casuale, ma sappiamo che il caso è il grande mistero della vita, tra suor Maria Gloria Riva, 48 anni, che dalle passioni e dai fumi del post-Sessantotto ha maturato la scelta di donare se stessa alla vita contemplativa nel monastero di Monza in seno all'Ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento; Fabio Cavallari, 37 anni, figlio di un partigiano comunista, per due anni militante di Rifondazione comunista con ilmito di Bertinotti masenza paraocchi ideologici, così come attesta la sua collaborazione con la rivista Tempi vicina a Comunione e Liberazione; ed io che mi ritrovo in perfetta sintonia con le posizioni di Benedetto XVI, laddove considera fede e ragione come un connubio indissolubile, mentre sono in totale contrasto con l'ideologia dell'odio, della violenza e della morte degli estremisti islamici.
Quest'incontro non si sarebbe potuto verificare se suor Maria Gloria, dopo 23 anni di vita monastica, non le fosse stata concessa un'autorizzazione straordinaria a stare fuori dalla clausura per un anno per costituire un nuovo monastero a Carpegna. E' in questa finestra di opportunità aperta al mondo esterno che suor Maria Gloria ha conosciuto prima Fabio e poi me. Solo incontrandola si può cogliere appieno l'eccezionalità del personaggio. «Per mesiete due persone autentiche, non c'è nulla di ideologico in voi», così suor Maria Gloria valuta Fabio e me, «è un'amicizia personale genuina che non riguarda l'unanimità di pensiero, ma qualcosa di più alto, ciò che ci rappresenta comepersone create da Dio a sua immagine e somiglianza. Nella ricerca profonda della verità ho riscontrato difficoltà con personaggi anche illustri della mia fede cattolica, ma con voi mi sento libera di esprimermi senza condizionamenti. Poi ci sono delle cose che si sentono a pelle, qualcosa che nasce dentro di te e che poi ti supera».
Fabio ha conosciuto suor Maria Gloria tramite un amico comune, don Gabriele Mangiarotti, curatore del sito www.culturacattolica. it, che ha ospitato le loro opinioni nel corso del referendum sulla procreazione assistita. «A dispetto della mia storia e della mia cultura di sinistra, sul referendum mi ero schierato per l'astensione», dice Fabio, trovandosi così nella medesima posizione della Chiesa e di suor Maria Gloria. «Razionalmente non saprei spiegarmi il rapporto particolare che mi lega a suor Maria Gloria», confessa, «ma istintivamente ho incontrato l'unicità di una persona con cui potevo costruire il valore alto che ha l'individuo. Quando ci siamo conosciuti le ho raccontato le storie della mia vita e lei ha risposto con i toni e i contenuti che facevano emergere il valore dell'uomo». Secondo Fabio l'intesa sincera e profonda con suor Maria Gloria si deve al fatto che «in un'epoca in cui si sta ridefinendo che cosa è l'uomo, ci siamo ritrovati a dare delle risposte, da un lato, religiose ma non clericali e, dall' altro, laiche ma non laiciste».
La forza umana e al tempo stesso spirituale di suor Maria Gloria l'ho percepita il giorno in cui, insieme a don Gabriele, è venuta a trovarmi a casa mia, per chiedermi di curare la prefazione del suo nuovo libro «Volti e stupori - Uomini feriti dalla bellezza », scritto per le Edizioni San Paolo insieme a Fabio. Lui, con la sensibilità e la dote del giornalista-testimone, racconta con un linguaggio semplice e avvincente dei fatti emblematici che segnano la vita di persone care e conosciute, esaltando le ragioni dello spirito tradotte nei valori oggettivi, assoluti e universali, scovandoli nel vissuto di comuni mortali che hanno avuto il dono della rivelazione e del riscatto dopo essere precipitati nel baratro del nichilismo. Alle lettere di Fabio segue la risposta di suor Maria Gloria che, ispirandosi a un quadro di Klimt, van Gogh o Goya, intercetta il senso profondo del racconto con la forza della calamita dello spirito che attrae le particelle di un'anima spezzata e persa in un corpo sconfitto, elevandola alla meditazione di chi considera la realtà terrena con il filtro dell'infinita bontà e misericordia di Dio che si manifesta in ogni piega del creato. Dovevo capire quale potesse essere ilmio ruolo nel loro dialogo serrato e profondo, come potessimo tutti e tre riuscire a «fare squadra»" trasmettendo insieme un messaggio di speranza. Mi ha convinto suor Maria Gloria, con il suo abbraccio autentico di chi si concede totalmente all'altro come fratello nella carne e testimone della volontà divina nello spirito. Come quando racconta con il cuore in mano l'evento che da giovane le cambiò la vita: "Un sabato sera ero in macchina con il mio ragazzo, guidava lui. All'improvviso un'altra macchina impazzita ci ha falciato il cammino. Mi accecò un bagliore di fari, uno schianto tremendo mi ferì. Poi nulla. Venne la morte leggera come una libellula ad avvolgermi con il suo nero manto. Spalancai gli occhi nel buio e la mia preghiera si alzò. La luce era là, in fondo a quella grande notte. "Ti ho amato di Amore Eterno, per questo ti conservo ancora la vita. Ti riedificherò e Tu sarai la mia Dimora". Ho visto Dio e sono rimasta in vita… Una grande gioia entrò in me!». Ascoltandola ho subito sentito forte il sentimento di amore genuino per il prossimo e di speranza per la possibilità di redenzione di tutti gli uomini di buona volontà.
Questa è la storia di tre persone, diverse per il percorso di vita che il caso ha destinato loro, mache ad un certo punto hanno scoperto che, non per casomaper una scelta del tutto consapevole, perseguono il medesimo traguardo e decidono così di andare avanti insieme.

 




8 giugno 2007

Loreto quei 65000 nella notte

Questo è il racconto dei miei amici Cristina e Ezio, il pellegrinaggio a Loreto che io ho vissuto solo un apio di volte è un'occasione unica per offrire la propria esistenza, per camminare nella notte e tra una preghiera e un canto veder scorrere il volto delle persone che ami, degli amici che condividono con te la vita, dei colleghi con i quali hai rapporti distratti, camminare e pregare, fare la fatica di raggiungere la meta, la CASA, scoprire che insieme riesci a fare cose che da solo non faresti... 


Lunedì, il nostro pellegrinare si fa sentire un pochino nei muscoli, ma, vi assicuro che è niente al confronto con ciò che abbiamo visto, udito e vissuto.

Essere lì ci ha fatto sentire parte di un popolo con le idee chiare, di persone che vogliono essere i protagonisti della loro storia...e non subirla.

Ci è stato ricordato che siamo mendicanti di un significato e che solo Maria ci guida con il suo essersi resa disponibile al disegno di Dio su di noi. Anche noi ogni giorno dobbiamo fare memoria dell'incontro che ci ha cambiato la vita.

Il pellegrino è colui che si affida, una testimonianza commovente è stata quella di un sacerdote della fraternità di S. Carlo Borromeo, missionario a Novosibirsk.

In un paese lì vicino ha conosciuto una donna anziana che ai tempi di Stalin, era stata deportata in Siberia con il marito e i suoi 3 figli.

Erano stati abbandonati nella steppa a meno 30°, hanno costruito una buca nella neve per ripararsi dal freddo, ma dopo un pò la fame era insopportabile e il marito uscito in cerca di cibo, non è più ritornato, i figli sono morti di fame e lei si è salvata per l'aiuto dei vicini.

Il missionario le ha chiesto: “Come fai ad avere ancora la Fede?” Lei gli ha risposto, che ringraziava ancora il Signore del dono di suo marito e del tempo che avevano vissuto insieme, del dono dei figli e per il tempo che glieli aveva lasciati e che non odiava nessuno per quello che gli era successo, neanche Stalin.

Sta a noi riconoscere in questa testimonianza la grandezza della fede.

Anche le testimonianze di Eugenia Roccella e di Magdi Allam ci hanno richiamati al senso della "famiglia" e della sacralità della vita.

All'arrivo a Loreto la commozione appaga la tua stanchezza (non la elimina), la gente ti aspetta, c’è chi si commuove con te, chi ti saluta dal balcone, chi ti offre ospitalità a sua casa "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio"

E’ andato tutto molto bene, eravamo convinti di trascorrere una notte in “ammollo” sotto la pioggia battente, invece no, e poi i canti, le preghiere, le intenzioni, gli incoraggiamenti del vescovo che dice di vedere “l'alba a mezzanotte” giusto per darti coraggio, le testimonianze, l'accoglienza della gente nei vari paesi che sembrava di entrare in una festa del paese, i fuochi artificiali, il popolo in cammino, la colazione a Chiarino......e poi è arrivata l'alba e il cielo ha cominciato a far vedere i suoi colori...i canti napoletani per festeggiare il nuovo giorno.. o sole mio....sta lontano da sto core e altri ancora.

"che siano una sola cosa perchè il mondo veda che siano un solo amore perchè il mondo creda"

L'anno prossimo sarà il 30°anniversario e il pellegrinaggio si svolgerà il 7 giugno.

Se volete notizie più precise delle nostre andate su www.pellegrinaggio.org - info@pellegrinaggio.org




permalink | inviato da anerella il 8/6/2007 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



15 marzo 2005

RACCONTI: 1 -

PRIGIONIERO DELLA LIBERTA'

                             

Sebastiano, detto Seba, aveva passato intere nottate a discutere con gli amici su cosa fosse la libertà.

Come potevano pensare di essere liberi se dovevano sempre fare i conti con la famiglia, la donna, il datore di lavoro, i desideri e le pretese di chi ti sta intorno, alcuni persino con Dio? Per lui libero era solo chi poteva dirsi padrone del tempo e dello spazio, unico artefice del momento presente e di quelli futuri.

Niente legami con il passato, né con il futuro. 

La libertà, aveva tentato di spiegarlo mille volte è data dalla salute e dal denaro, questi erano gli elementi che permettevano all’uomo di essere padrone di sé.  I suoi amici,  erano inzuppati di luoghi comuni, come un savoiardo in un bicchiere di marsala. Non sapevano fare a meno degli amici, della fidanzata, della mamma o delle loro abitudini.

Pietro poi era il più zuppo di tutti, domenica a Messa,  sabato in una comunità di anziani a fare il volontario, sempre perso negli occhi di Sara, non sapeva godere della libertà, aveva il bisogno di sentirsi utile e ostentava una felicità che Seba gli contestava come fasulla.

Avevano passato intere serate nella taverna a casa di Pietro, a giocare a carte, parlare di donne, di mitiche gite in montagna, di serate da sballo e di cosa fosse la libertà. 

Qualcuno teorizzava che la libertà fosse la totale assenza di regole, che l’anarchia fosse l’unica e impossibile forma pura di libertà, ma che non fosse attuabile in nessuna società, anche le società più tribali avevano regole che pur limitando la libertà dell’individuo erano indispensabili ad una organizzazione sociale, Pietro in quei discorsi vi entrava con un entusiasmo pari a nessun altro, ma a dire il vero le parole che uscivano dalla sua bocca erano sentite e per nulla ascoltate se ne otteneva così un effetto strano di calma, come dopo un uragano, tutto si placava, e finiva lo scoppiettare della discussione con qualche vaffancucciolo... come diceva Gianni:- parliamo di donne così Pietro tace, l’unica di cui può parlare non la può toccare.

Ora, dopo tanto teorizzare, la vita gli dava l’opportunità di essere inaspettatamente     L I B E R O, solo, senza legami e con i soldi necessari a sperimentare la sua teoria.

Non l'aveva mai sfiorato l'idea che la sua teoria diventasse realizzabile,  ed ecco,  la vita gli forniva su un piatto d’argento l’occasione tanto teorizzata.

La porta dell’ascensore si era chiusa e Seba aveva visto zia Maria inabissarsi nell’ascensore, finalmente solo e libero.

Libero.  Libero.  Libero.

Pronto a partire per un viaggio, il viaggio verso la libertà.

Era rientrato in casa chiudendosi la porta blindata alle spalle. La casa profumava di pulito, non c’era un granello di polvere nemmeno a cercarlo con la lente d’ingrandimento, il tappeto steso tra il caminetto e i due divani aveva le frange così tese che parevano disegnate, ogni cosa era a posto, al suo posto.

Dalla grande finestra che dava sul terrazzo si vedeva il cielo di primavera e le piante di lauro nelle fioriere con le foglie di tenero e nuovo verde.  Aprì il frigorifero e sorrise alla vista dei cibi ordinati sui ripiani come nella vetrina di un farmacista. Zia Maria in fatto di ordine, era persino peggio di sua madre. Lo ferì il pensiero di sua madre e lo scacciò.   Accese il tostapane e si preparò   due toast super imbottiti fu nell’attesa che il pane prendesse la caratteristica colorazione dorata e la fontina iniziasse a colare dai bordi del pane, che per la prima volta ebbe la debole percezione della realtà.

Era un orfano.

Di 25 anni, ma pur sempre un orfano.

Degli orfani aveva in mente un’altra immagine, quella di una poesia imparata a memoria alle elementari, bambini tristi e moccolosi. Lui non era un bambino e non desiderava essere triste. Le circostanze avevano fatto in modo che la morte si portasse via i suoi genitori in pochi mesi e lui unico figlio di genitori anziani, aveva acquistato la libertà. Era in buona salute, aveva un cospicuo conto in banca, non mancava nulla.  Il toast caldo lo distrasse da quei pensieri, si aprì una lattina di birra.

La birra fredda scendeva nello stomaco a placare la sete e le emozioni. Tutto era pronto, il suo viaggio stava per avere inizio.

Era una fuga dai luoghi comuni, dagli amici che volevano a tutti i costi fargli compagnia, da zia Maria che lo stressava per sapere se era giu’ di morale, se si sentiva solo, se, se, se...

Fuga da un lavoro di cui non aveva bisogno,  dalla brunetta del piano di sotto che faceva di tutto per stare sola in ascensore con lui.  Il suo desiderio di fuggire gli era covato nell’animo per mesi. Ancora prima che i suoi genitori lo lasciassero da solo ad affrontare la vita. Non era un pensiero ossessivo, di quelli che ti rubano il sonno e l’appetito, era  un’idea che si era insinuata discretamente nella quotidianità.

Per alcuni mesi l’idea della fuga, assomigliava al desiderio di un viaggio non ancora programmato nei dettagli, un’idea da accarezzare con dolcezza, senza passione, come una donna che ti dorme accanto e non vuoi svegliare. 

Poi un giorno come se tutto si fosse chiarito nella notte, come se un lampo avesse ridato luce e ordine alle idee si era alzato, aveva fatto la doccia, si era sbarbato, vestito con la solita cura, la camicia azzurra, i calzini blu, i pantaloni con la piega, la cravatta a righe.   In ufficio man mano che la notizia delle sue dimissioni si diffondeva leggeva negli sguardi dei colleghi lo stupore.   Tutti avevano creduto alla sua decisione di mettersi in proprio con un amico,  socio in affari. Aveva concordato un mese di preavviso e si apprestava a viverlo come la sua più bella recita, un mese era sufficiente per fare in modo che tutto il puzzle avesse i pezzi a posto. La versione data ai colleghi era diversa da quella data a sua zia e ai  conoscenti. A loro aveva annunciato che partiva per lavoro, sarebbe stato in giro molto tempo, non sapeva quanto. Una telefonata di cortesia all’apprensiva zia Maria era bastata per fare in modo che anche i parenti meno prossimi fossero informati. Alla signora Marzia che abitava al piano di sotto e che due volte la settimana si occupava di pulirgli la casa e fare il bucato, stirare e rammendare aveva detto che poteva continuare a fare le pulizie e gli aveva pagato sei mesi anticipati. Non aveva molti amici da salutare ma con alcuni aveva ritenuto opportuno uscire qualche volta per un cinema e per far trapelare la notizia. Finalmente il mese era passato, aveva ricevuto in dono dai colleghi un’agenda  con copertina nera in pelle, un orologio di marca e grazie al cielo gli avevano risparmiato le solite incisioni che si scrivono sulla cassa dell’orologio nella speranza di non farsi dimenticare.

Zia Maria era venuta a fargli le ultime raccomandazioni e a riordinargli la casa.

Nella valigia aveva il libretto degli assegni, nel portafogli contanti, carta di credito e bancomat, la valigia l’aveva fatta e disfatta tre volte. Non sapeva cosa metterci dentro, perché non sapeva quale fosse il clima che lo attendeva, lui andava verso la libertà. Era pronto per partire, non aveva chiuso le finestre, né pulito le briciole dal tavolo, per  non essere schiavo dei gesti quotidiani, forse non sarebbe piu’ tornato in quella casa.

 

Gli si apriva un mondo nuovo, fatto di amori di una sera o di una settimana, lo eccitava l’idea di avere una donna alla quale non dover riferire orari e abitudini, una donna da prendere e lasciare senza spiegazioni,  non sapeva immaginare lo scenario di questa libertà perché non aveva meta.

Aveva sfogliato cataloghi di mille agenzie, Zanzibar, Kenia, crociere, last minute, ecco forse questo era quello che più si avvicinava alla libertà, scusi dove va questo aereo?  Ok, lo prendo. 

 

Scese le scale saltellando, lo sguardo fu catturato da una busta rossa che sporgeva dalla casella postale, la prese, l’aprì  e lesse il biglietto mentre si avviava alla macchina.


"Chi è più libero, chi ossessionato dalla libertà la cerca, la brama e non la vede o chi sapendosi libero perché non ha padroni,  vive ogni attimo della sua vita da uomo libero?

Ti auguro di trovare ciò che cerchi.  Simona."


Santo cielo, la brunetta del piano di sotto, anche lei non aveva capito niente della vita.  Salì in auto  e  mise nella tasca della giacca il biglietto, non poteva avere domande cui rispondere, lui era un uomo libero, o forse doveva rispondere? Quel  tarlo sarebbe stato il suo compagno di viaggio.




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