.
Annunci online

  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







23 marzo 2011

LIBIA...

 

Sul profilo FB di un grande giornalista, Toni Capuozzo – 22.3.2011
Non è che mi piaccia raccontare le guerre, ma preferirei essere a Tripoli che qui. Perché raccontare le cose che vedi è meglio che stare a casa a pensare. E, a volte, non so cosa pensare. Oggi non ho letto i giornali, per non essere d’accordo con questo o quell’editoriale, e poco dopo essere d’accordo con un editoriale che sostiene il contrario. Che in guerra non esista la verità, è cosa vecchia ma sempre vera. Neppure nei numeri, che pure dovrebbero essere i dettagli più nudi. E qui sono rimasto a due numeri. Le ottomila vittime che Gheddafi, i suoi aerei, le sue truppe, i suoi mercenari hanno provocato, in sei settimane di rivolta, tra i ribelli e la popolazione che li appoggia. Le 67 vittime – ma può darsi che il numero sia stato aggiornato, nelle dichiarazioni del ministero della Sanità libico- provocate tra la popolazione civile dalla incursioni aeree e dai missili della coalizione. Non c’è niente di peggio della conta dei morti, e della contrapposizione algebrica delle vittime, ma i numeri contano. Contano anche quando consideri le ragioni di una guerra, e i suoi retroscena, nobili come l’approvvigionamento di fonti energetiche – perché, posto che la guerra è sempre un guasto, una disgrazia, un corto circuito della ragione, sarebbero nobili le guerre per odio etnico, razziale, religioso, ideologico ? – o meno nobili come calcoli elettorali, affermazioni di leadership continentali. Contano perché ogni guerra, che la chiami con il suo nome o con altre, sottili ed edulcoranti, definizioni, questo è: una conta dei morti, e vediamo chi tiene duro più a lungo. Una conta dei morti e una scommessa sul futuro, sulla vittoria e sulla sconfitta. Per questo nutro perplessità sull’ Odissea alla’alba (ma un nome meno sciagurato, meno promettente di tempi lunghi, non lo potevano trovare, per una guerra in cui l’unica superiorità di Gheddafi è la scommessa sul tempo, ogni giorno che passa un gettone di presenza glorioso ?), perché la vittoria – militare con la no flight zone imposta e politica, con la rimozione di Gheddafi, è poco rosea per l’Italia, che si gioca immigrazione e petrolio e gas, e la sconfitta, con Gheddafi che resta in sella e una Libia ripartita è altrettanto funerea. Ma i numeri sono numeri, anche quando non si possono comparare, anche quando temiamo di doverli proiettare nel futuro, come fanno i demografi. Non so se gli ottomila siano un numero credibile, ma so che lo sarebbero diventati con la caduta di Bengasi. So che i 67 – o quanti siano diventati nel frattempo- possono essere, come gli ottomila, un numero di propaganda, ma so che anche solo una vita inerme è un dazio morale che deve pesare, su chi non si illuda sulla natura chirurgica di qualunque intervento militare, specie dall’alto (come insegna la realtà contemporanea dei droni impegnati per uccisioni mirate in Afghanistan e Pakistan, e come ci ricorda il bombardamento umanitario della Serbia, di cui continuo a ricordare, io che non ho buona memoria, il nome e il cognome di una bambina di tre anni, Milica Krstic, uccisa dalle schegge di ricaduta di una bomba che aveva centrato correttamente e legittimamente la pista dell’aeroporto militare di Batajnica). E dunque questi numeri possono costituire il cuore di una domanda brutale: quanti ne possiamo uccidere, controvoglia, per salvarne quanti ? E’ una domanda cui non saprei rispondere. Perché come molti, sono stato pigro, davanti alla Libia. Ho pensato, prima, all’inizio, che per una qualche benedizione seriale, potesse finire come in Tunisia e in Egitto. Poi ho pensato che ineluttabilmente sarebbe finita in altro modo, con la vittoria scontata e feroce di Gheddafi, che lasciava anche alle anime brutte il conforto di una meditazione sul cinismo dell’Occidente, e sul destino infame dei ribelli. Invece no, non c’è stata un’altra Srebrenica, non siamo diventati tutti caschi blu olandesi. Invece lo stesso paese del generale Morillon, per sue poco limpide ragioni, ha forzato tutti a fare quel che pochi giorni prima sembrava impensabile. E che continua a lasciarmi perplesso, se non contrario. Perplesso e nostalgico di uno stato delle cose in cui – a quale prezzo dei diritti civili faremmo bene a non scordarcelo - Gheddafi bloccava esodi biblici, dava petrolio e gas, faceva folklore con le sue amazzoni, le sue hostess romane, i suoi beduini a Villa Borghese. Uno stato delle cose in cui tante risoluzioni delle Nazioni Unite restano lettera morta – ma non doveva essere disarmato Hezbollah ? – e tanti compunti osservatori raccontano il cinismo del mondo, e il sacrificio delle rivolte sconfitte. Sta andando diversamente, e questo spiazza governo e opposizione. Ma conservo, delle guerre, un’opinione semplice e cruda. Se ci sei, devi almeno vincerla, per non lasciare altre Somalie per strada, per sederti al tavolo dei vincitori, per andare a vedere chi siano, in Libia, quelli che hanno scampato il ruolo di vittime in editoriali pensosi, in film, pièces teatrali e processi all’Aja, con le cicatrici di Iran e Iraq che ancora fanno male, di tanto in tanto


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. libia capuozzo guerra francia italia

permalink | inviato da anerella il 23/3/2011 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



2 settembre 2009

Boffo: tra fango e perdono

 
Ho appreso la notizia de “Il Giornale” sul caso Boffo. Non mi interessa affatto entrare nel merito della polemica, e credo che in molti siano letteralmente stanchi di queste notizie, figlie di una stampa-spazzatura che non costruisce più nulla, quasi godendo del male che vede.

Capisco la logica di Feltri: se tu parli male di altri, se vuoi moralizzare, allora devi avere le carte in regola dal punto di vista del comportamento. E’ la tesi di un interessante libro di Paul Johnson, Intellettuali, (Longanesi editore) in cui vengono messi alla berlina, per il loro comportamento privato, gli autori più stimati dalla cultura contemporanea: dalle manie esibizioniste di J.J. Rousseau (che era anche grande ed attivo esperto di autoerotismo) alla viltà di B. Brecht, che, per il successo e la carriera lasciò in carcere senza fare nulla per difenderla la propria moglie. Dice Johnson: se voi volete insegnare a noi come si vive, allora cercate di essere credibili con il vostro comportamento.

E Boffo? Ho detto che non mi riguarda né il suo comportamento né la verità delle accuse. Di una cosa però sono certo: se nella società la logica del perdono non diventa logica vincente, allora non c’è più spazio per l’uomo, per l’io, per la comunicazione, per la speranza.
Per esperienza confesso e mi confesso: ed è ciò per cui mi entusiasma fare il prete. Se non ci fosse la possibilità di ricominciare, allora la vita sarebbe paralizzata. Ho abbastanza anni per ricordare i “processi” delle Brigate Rosse. L’assenza di misericordia, il legare l’uomo al suo errore (reale o – più spesso – presunto) non ha portato a nessun miglioramento nella società, e, se loro avessero vinto, la nostra società sarebbe il lager della più cieca e violenta ingiustizia.

Per questo esprimo la mia vicinanza a Boffo, perché dove l’uomo è umiliato – fosse pure per un errore commesso – ci vuole un altro uomo che gli stia accanto.
La nostra civiltà cristiana ha prodotto capolavori di umanità per chi ha saputo fare tesoro della misericordia come condizione indispensabile della vita.
Senza questa certezza, la vita diventa realmente una barbarie, e la storia una scia di sangue.
Chiediamoci tutti che tipo di convivenza vogliamo, e traiamone le conseguenze: gettare il fango, sempre, ha solo un effetto, aumenta il fango, non genera pulizia.

don Gabriele Mangiarotti


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Boffo perdono patacca fango

permalink | inviato da anerella il 2/9/2009 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



5 novembre 2008

Il discorso di OBAMA

Aveva iniziato la sua campagna elettorale che pareva una prova impossibile con lo slogan - I have a dream.  Io ho un sogno, - l’ha terminata con - YES WE CAN! Sì  possiamo! -

Per scaramanzia ha atteso la vittoria giocando a pallacanestro e dopo una  vittoria schiacciante ha esordito nel suo discorso a Chicago dicendo: “Questa notte abbiamo dimostrato che l’America può cambiare, l’America è cambiata se solo sessant’anni fa non si poteva votare per cause di sesso o di colore della pelle. L’America è cambiata se uno come me può diventare presidente”

Molti pensavano che nel segreto dell’urna il voto sarebbe andato al suo avversario.
Presto per dimenticare le leggi razziali e per non storcere il naso davanti a un uomo che di secondo nome fa Hussein, e invece eccolo OBAMA Presidente, primo presidente nero degli Stati Uniti.

HELLO CHICAGO
Applausi!!!!!!!!!!
Se c’è una persona che ancora dubita che in America sia tutto possibile, che ancora mette in discussione il potere della democrazia: bene questa stasera avete avuto la vostra risposta è la risposta a tutte le domande: per chi ha creduto che stavolta starebbe stato diverso.
È una risposta data dai poveri dai ricchi, dai giovani dagli anziani, dagli abili dai disabili: noi siamo gli Stati Uniti d’America
La storia ci ha portato a credere ancora a credere che un nuovo cambiamento ci sarebbe stato
Il senatore McCain ha combattuto per questo Paese: ha sofferto una serie di sacrifici che molti non sanno voglio congratularmi con lui per tutto ciò  che è stato fatto e sono felice di lavorare ancora assieme a lui per servire il nostro Paese
Voglio ringraziare il nuovo vice Presidente degli Stati Uniti
Non sarei qui senza il mio migliore amico che mi sostiene da 16 anni; senza la roccia della mia famiglia che amo più di quello che loro possano immaginare
So che mi sta guardando; mi manca tutta la mia famiglia che non c’è più devo tutto a loro so che sono qui con me adesso
Non dimenticherò mai a chi appartiene questa vittoria: a tutti voi. Non avrei mai immaginato di essere il candidato di questa campagna: abbiamo cominciato per le strade con poche risorse, col contributo delle persone che hanno cominciato a donare 10 dollari e che son andati al di là degli sforzi passati negli anni precedenti. Tutte queste persone hanno dato sé stessi per questa campagna: devo tutto a voi e so che voi non lo avete fatto solo per vincere ma perché comprendete il grande compito che ci attende.
Le sfide che ci attendono domani sono le più importanti come la grossa crisi finanziaria che stiamo attraversando. Ebbene nuovi lavori, nuove scuole devono essere ancora da fare: è una strada in salita ma oggi vi prometto che noi come popolo ci riusciremo.
Ci saranno problemi, false partenze, persone che non crederanno: io sarò sempre sincero e vi ascolterò. Vi chiederò di contribuire mattone per mattone; passo dopo passo. Questa VITTORIA non è il cambiamento ma solamente la possibilità che ci viene offerta per operare questo cambiamento. Deve esserci un senso di responsabilità dove ognuno potrà contribuire per il bene di tutto. Noi siamo un popolo, una nazione: dobbiamo resistera alla tentazione di rimanere fermi
C’è un uomo che in questo paese ha portato la bandiera del partito repubblicano: siamo consapevoli di ciò che ha contribuito al nostro successo. Io devo guadagnare il voto di chi non mi ha votato: io vi ascolterò e sarò anche il vostro Presidente. A tutti coloro che ci osservano e che ci ascoltano in tutti gli angolo del mondo: il loro destino non sarà dimenticato noi lo vediamo. A coloro che vogliono distruggere questo mondo: noi vi distruggeremo. A chi si chiede se l’America stasera è sconfitta abbiamo dimostrato che la nostra vittoria non viene dalle armi ma dai nostri IDEALI.
Voglio raccontarvi la storia di una donna, Allison Cooper ha 106 anni, nata appena dopo la schiavitù, nata quando non poteva votare per il colore della sua pelle e perché donna: tutte le volte in cui le è stato detto NON SI Può FARE lei ha continuato a lottare. Lei ha creduto che si può.
Lei ha testimoniato la volontà di una generazione durante la guerra: ha continuato a credere che noi avremmo superato tutto questo . Lei quest’anno dopo 106 è riuscita a dare il suo voto .
Abbiamo visto così tanto ma c’è ancora così tanto da fare.
Se i miei figli fossero così fortunati da vivere 100 anni quali cambiamenti e quali progressi vedranno?
Noi abbiamo la possibilità di scrivere questi progressi e questi cambiamenti
GRAZIE che Dio vi benedica e che benedica gli Stati Uniti D’America “

A noi "Che Dio vi benedica" oramai lo dice solo Gerry Scotti congedandosi alla fine della sua trasmissione, e noi in fondo in fondo lo consideriamo un eccentrico uno che "cerca grane" 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Obama Stati Uniti Presidente

permalink | inviato da anerella il 5/11/2008 alle 15:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



15 aprile 2008

e ora: al lavoro

 news: REALITY.jpg

da Il Giulivo


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. elezioni Veltroni Berlusconi disfatta vittoria

permalink | inviato da anerella il 15/4/2008 alle 14:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



9 aprile 2008

Ciò che abbiamo di più caro

 

“Noi accordiamo la nostra preferenza a chi promuove una politica e un assetto dello Stato che favoriscano quella “libertà” e quel “bene”, e che possano perciò sostenere la speranza del futuro, difendendo la vita, la famiglia, la libertà di educare e di realizzare opere che incarnino il desiderio dell’uomo. Lo facciamo in un momento storico che esige di non disperdere il voto, per non aggiungere confusione a confusione”.

Qui  Leggi tutto il volantino - elezioni politiche 2008.




27 febbraio 2008

Le donne di sinistra scrivono a Veltroni, Bertinotti & C.

 A: Veltroni, Bertinotti e tutti i dirigenti del centro-sinistra

PRIME FIRMATARIE: Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Cristina Comencini, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Rossana Rossanda, Elisabetta Visalberghi

“Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!”

Comincia così l’appello delle donne di sinistra, ai dirigenti del centro-sinistra. Alcune le capisco, una riflessione in tema di aborto, ma soprattutto di diritti e libertà delle donne deve essere per loro particolarmente dolorosa, perché su quelle battaglie hanno costruito la loro vita, ed è umanamente comprensibile che fatichino non tanto a dire “abbiamo sbagliato”, ma almeno, “non era tutto giusto”.

Il tempo e le condizioni culturali cambiano ed è inevitabile una riflessione, chi se ne sta arroccato sulla posizione di trent’anni fa e non vuole vedere le cose sotto la luce odierna sbaglia.
Chiamare OSCENA la moratoria sull’aborto e dire che si trattano le donne da assassine e boia è sbagliato, lo sanno, ma continuano a volerci far credere che la libertà, l’unica libertà possibile per la donna, consiste nell’essere giudice della vita altrui.
Che male c’è, nel concedere ad una donna la vera libertà di scelta?
Che male c’è nel dire a una donna che l’aborto c’è può sceglierlo, ma può anche scegliere di mettere al mondo quel figlio e di essere aiutata a crescerlo, oppure, di metterlo al mondo e permettere ad altre madri di crescerlo. Il suo sarebbe un gesto di amore e di libertà, molto più della scelta solitaria di eliminarlo.
Lo chiamano fanatismo religioso ma in realtà è laico realismo.

Dicono ancora:

Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi - da qualunque pulpito provengano - di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze. Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro). Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.”

Eliminare l’obiezione di coscienza, la RU486 per un aborto doloroso, pericoloso e solitario, siamo sicure che è questa la libertà che vogliamo, o non è invece una libertà che fa comodo a chi vuole che le donne “gestiscano” la gravidanza e la sua eliminazione, senza creare fastidi a chi con loro ha contribuito a quella gravidanza?

Mi chiedo, ma che fastidio darebbe una società che oltre all’attenzione alle donne immigrate, come richiesto nella lettera, si occupasse anche di prestare attenzione a tutte le donne perché possano scegliere una via alternativa all’aborto?

Ma siamo sicuri che l’unica educazione di cui hanno bisogno i nostri figli sia quella sessuale e non invece un’educazione che oltre a come si fanno i bambini e come si cerca di evitarli, insegni anche che un bambino è un gesto di amore e di responsabilità e che si diventa uomini e donne prendendosi la responsabilità di altri?

O questo è troppo scandaloso nella nostra società?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sinistra aborto bertinotti veltroni femminismo

permalink | inviato da anerella il 27/2/2008 alle 20:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



13 febbraio 2008

Città eterna o bordello?

 
VELTRONI SI DIMETTE: CHE ROMA CI LASCIA? CITTA’ ETERNA O BORDELLO A CIELO APERTO?
(di Daniele Venturi - Presidente Associazione Papaboys) - 13/2/2008 15:10

ROMA - Conquistata dalla semplicità di Pietro - illuminato attraverso lo Spirito Santo dall’amicizia con Gesù, il Cristo vivente - la Città Eterna (eterna non certo per le rovine di un impero sepolto dal sangue e dalla morte ndr) vive un nuovo fasto imperiale, perdendo la fisionomia di capitale della Cristianità quale ad oggi è, ed entrando, drammaticamente ed a pieno titolo, tra le capitali moderne della lussuria più sfrenata e viziosa, e del sesso a pagamento. A chi modera il dibattito con la motivazione che si tratterebbe del mestiere più vecchio del mondo, andrebbe risposto con una visita guidata nel corpo e soprattutto nello spirito di tante ragazzine sfruttate come bestie e ridotte a schiavitù, proprio nella ‘Caput Mundi’ del libero piacere.

Oggi Veltroni si è dimesso da Sindaco di questa città incassando, come ultimo atto, la ratifica del piano regolatore, approvato ieri sera dal Consiglio comunale con 37 sì 20 voti contrari. Ma tra le ultime proposte curate e promosse dal Comune, ci preme evidenziarlo, c’è questa drammatica iniziativa che permette, tra le altre cose oscene, all’Arci Gay (partner solo di voti del Comune di Roma? ndr) di entrare direttamente nelle scuole a parlare di omosessualità. Vi rendete conto? L’Arci Gay dentro le scuole! Questa è la nuova legge romana di educazione sessuale per i più giovani??? E straordinario è notare come gli Assessori della Giunta Capitolina facciano bella mostra di se a questa iniziativa. Tra coloro che hanno promosso questa iniziativa a MARCHIO COMUNE DI ROMA ricordiamo Michele De Gaetano (Dirigente scolastico dell´Istituto "Carlo Matteucci"), Alessandro Cardente (Presidente del Municipio Roma IV Montesacro) Franca Coen (Delegata alle politiche della Multietnicità e dell´Intercultura), Cecilia D´Elia (Assessore alle Pari Opportunità), Maria Coscia (Assessore alle Politiche scolastiche) ed Enzo Foschi (Consigliere regionale).

Non soltanto: l’Ufficio per le Politiche della Multietnicità e dell’Intercultura del Comune ( sito in Piazza Navona, 68 00186 Roma Info: 06.68307278 – 06.68307665 fax 06.68307616 multietnicita@comune.roma.it ) ha da poco finanziato una iniziativa multicomposta dal tema: ‘ROMA REALE, ROMA PLURALE (la Terza Edizione dall’8 al 17 febbraio)
Laicità: tutela e garanzia delle diversità – con un fior fiore di programmi invasanti, altissimamente anticattolici ed anticristiani, ed in nome della laicità si sta ulteriormente attentando al Cristianesimo tutto.

Per toglierci una curiosità e vedere la gravità dell’iniziativa, evidenziamo il sito dell’U.A.A.R. che in questi giorni ‘troneggia’ su manifestaoni e manifestini pubblicitari’ attaccati in tutta la città. In home page di questo sito le varie campagne contro la Chiesa, tra cui la possibilità di scaricare il modulo per ‘sbattezzarsi’, le invettive contro Papa Benedetto, la settimana Anticoncordataria – che è tuttora in corso – e varie altre storie del genere. Complimenti Signor Sindaco! CI STUPISCE INVECE ANNOTARE IL SILENZIO ASSORDANTE DELLA CATTOLICA VICESINDACO MARIA PIA GARAVAGLIA MOLTE VOLTE ATTACCATA A SOTTANE DI CARDINALI E VESCOVI!

UNA DELLE CAMPAGNE FINANZIATE DAL COMUNE DI ROMA





Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Roma Veltroni atei cristianità laicità

permalink | inviato da anerella il 13/2/2008 alle 16:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



28 gennaio 2008

Prodi. Caduta in diretta TV

161 i voti contro il governo, 156 quelli a favore. Prodi che da tempo aveva abbandonato l'Aula era in attesa  Palazzo Chigi. Poche ore prima, ad un amico, aveva inviato un sms: «È finita». 



Il giorno dopo Milano è la solita.
Caotica, gente che cammina veloce e auto impazienti ai semafori.
Uno sciopero condiziona il traffico.
Il Sindaco abolisce per un giorno l’eco pass, perché il suo scopo e disincentivare l’uso dell’auto, ma in caso di sciopero non vale.

Mentre disperatamente cerco un parcheggio che non sia a pagamento, ripenso alla caduta del Governo, non pare sia cambiato nulla, la gente corre come al solito, disillusa? In fondo a Milano si corre e si lavora, si spera solo che qualcuno premi questa laboriosità e non la castighi.

La caduta trasmessa in diretta TV mi è sembrata una tragedia mal fatta.
Una volta non sapevamo per filo e per segno ciò che accadeva a Palazzo.
Lo raccontava qualche parlamentare ai suoi amici, qualche commesso che voleva attirare l’attenzione, si leggevano i resoconti sui giornali, i libri che uscivano dopo decenni raccontando pezzi di storia passata, svelavano retroscena, aneddoti, ma la parola raccontata, stampata è altra cosa.

Ora la televisione ci manda la “diretta impietosa”.

Ogni gesto è spiato, ingigantito, trasmesso,  i vizi, i tic, le debolezze, trasmesse in diretta Tv appaiono come la rappresentazione grottesca dell’uomo.

Eppure è a quegli uomini che tramite la democrazia abbiamo affidato le nostre sorti.

Guardando alla tv la votazione al Senato della fiducia al Governo Prodi, mi sono detta che siamo  proprio un popolo governato da vecchi signori - poche donne, poca gioventù.  Le telecamere indugiavano sulle teste calve, sulle pance prominenti, sulle rughe pensierose, sugli abiti scuri, le uniche note di colore le portavano alcune signore, con i capelli pepe e sale e la giacca rossa che li faceva risaltare, qualche foulard civettuolo o un monile elegante.

E’ il Senato signori, le statistiche ci dicono che l’età media è di sessant’anni.
Ma su 277 senatori uomini, 121 hanno più di sessant’anni.
Le donne sono 45 e la media è solo leggermente  più bassa.

Presenti alla votazione c’erano anche quelli del reparto “grandi traumatizzati”, costretti sulla sedia a rotelle con la gamba in trazione,  con il braccio al collo o le stampelle, avevano  l’aria di chi sta facendo il suo dovere sino in fondo, eroi d’altri tempi o indispensabili pedine di un gioco a monopoli. 

Abbiamo visto la sfilata del voto, ascoltato parole che non vorremmo sentire pronunciare da chi è stato eletto per Governare uno Stato come l’Italia, da chi è stato scelto  perché si occupasse del bene comune, di ogni persona che vive e lavora in questo Paese.

Abbiamo udito insulti ignobili e assistito a festeggiamenti che si potevano fare in altro luogo, insomma, il comportamento di chi abbiamo delegato a rappresentarci la dice lunga sulla decadenza del nostro paese e chiedere che in tutte le sedi si riparta da una riflessione su quale sia il BENE COMUNE di questa nostra Italia  e su cosa voglia dire a tutti i livelli, scegliere di fare politica, non è certo chiedere troppo.

O sì?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Prodi caduta Governo sconfitta

permalink | inviato da anerella il 28/1/2008 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



30 novembre 2007

Prodi invidia Sarkozy

Stop dei trasporti: è caos.
Prodi si arrende:
 "Invidio Sarkozy, lui sì che può decidere".

ammettiamolo anche noi invidiamo i francesci, avranno pure perso i Mondiali...ma Sarkozy sa il fatto suo


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sarkozy Prodi

permalink | inviato da anerella il 30/11/2007 alle 10:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



18 novembre 2007

Caro Formigoni, non fare il senatore a vita.

Ce lo chiediamo in tanti, ma Formigoni che fa?
Perchè non si muove, perchè non porta a Roma il modello Lombardo, funziona, perchè sprecare soldi ed energie quando c'è un modello che funziona...
L'editoriale di tempi si chiede proprio questo.
Speriamo qualcuno risponda.
 
 
Caro Formigoni, non fare il senatore a vita. Devi portare a Roma un po' di Lombardia

di Tempi

Di quello che hai detto, un po' al Magazine, un po' a noi (in privato), ci piace tutto. Il leader del centrodestra oggi è Berlusconi, e non ci piove. Se si va alle elezioni il candidato premier è lui, tu vai in Senato e, come già accadde nel 2006, porterai in dote alla Cdl un tuo personale 2 per cento. Poi resti a Roma solo se ti offrono gli Esteri o l'Interno. Altrimenti rientri a Milano. E va bene. Bene anche le primarie nel Polo. E bene il partito unitario. Ma cos'è che non ci convince? Primo che intanto bisognerà vedere se e quando ci faranno votare. Secondo, una certa tua solitudine da manager. Dovresti ingaggiare un Karl Rove per di-spiegare il tuo formidabile arsenale atomico. Lo hai dimostrato settimana scorsa quando, davanti al niente che veniva dalla Finanziaria romana, hai messo sul tavolo il ricco piatto di provvedimenti lombardi. Ma quante ce ne sono nel tuo arco di queste frecce da governatore riformista e illuminato? Sappiamo tutti che la Lombardia è avanti in ogni comparto: produttività, fisco, sanità, scuola, innovazione, solidarietà, piccole e grandi opere. Per quale ragione ti avrebbero lanciato addosso un po' di fango iracheno se i tuoi dodici anni di buon governo non avessero dato fastidio ai manovratori? Ma il problema non è questo. Il problema è che tu devi prendere la Lombardia e deciderti a portarla a Roma. Dimostrare che con il modello milanese vanno avanti tutti, da Trieste a Palermo. Con quello romano, come si vede ormai da un pezzo, non va più avanti nessuno. E l'Italia diventa la terra di Alì Babà. O una cassa da morto per turisti inglesi.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Formigoni Lombardia Roma elezioni spallata

permalink | inviato da anerella il 18/11/2007 alle 16:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



12 novembre 2007

Un paese in ostaggio

Ieri abbiamo assistito a due fatti distinti: un incidente tragico la cui dinamica ancora è da chiarire, e una guerriglia organizzata e trasversale.


Domenica mattina, sono da poco passate le nove, rissa tra laziali e juventini in un autogrill vicino ad Arezzo, da una volante della Polstrada che sta facendo alcuni controlli sulla carreggiata dell’autostrada in direzione opposta, parte un colpo di pistola che uccide Gabriele Sandri, 28enne romano, noto come dj e animatore del Piper.
Il questore di Arezzo dichiara: "Tragico errore, ma accertamenti ancora in corso".

Poi scoppia l’inferno, perché il nostro non è un paese normale, dove le regole sono certe e vanno rispettate, dove davanti alla morte e al dolore s’impone il rispetto.

No, il nostro è un paese in ostaggio.

In ostaggio di chi aspetta la domenica per sfogare la rabbia, la violenza, contro altri come loro, contro la polizia identificata come “il nemico”, contro la tifoseria avversaria, contro vetrine e auto in sosta.
La voce corre veloce, la guerriglia si scatena.
A Roma i tifosi assaltano il commissariato, ma io li chiamerei delinquenti, teppisti, guerriglieri, per rispetto a chi “tifoso” lo è nel vero senso del termine.

Poi gli scontri con le forze dell’ordine si spostano anche dall’altra parte del Tevere, nella zona di viale Tiziano. Un gruppo di circa 70-80 “tifosi” a volto coperto e armati di bastoni e spranghe assalta la sede del Coni, nei pressi dello stadio Olimpico, le guardie di sorveglianza, non armate, si barricano all’interno dell’edificio, mentre gli ultras devastano le aree interne della sede.

A Bergamo gli ultras dell’Atalanta riescono a dettare legge e a far sospendere la partita Atalanta - Milan, è una dichiarazione di resa, è chiaro chi comanda e decide le regole?

Che dire?

Se Gabriele Sandri fosse stato ucciso oggi, si starebbe parlando di una fatale tragedia, nella quale un agente della POLSTRADA ha ucciso accidentalmente un giovane dj, una disgrazia, inspiegabile, perché è difficile immaginare un agente in servizio da più di dieci anni, quindi non una persona inesperta, che dall’altra parte dell’autostrada, a una cinquantina di metri dal punto dove si consuma la tragedia, prende la mira e spara intenzionalmente.

Invece, il fatto è accaduto ieri mattina, domenica e la notizia ha scatenato l’ira furibonda di chi non attende altro che un pretesto per scatenare la violenza, da chi si organizza per andare allo stadio ma la partita non la vede nemmeno perché il suo compito è un altro.
Da ieri non si fa che un gran parlare, si riempie il vuoto, si tacitano i dubbi e le coscienze riempiendo l’etere e la carta di parole.
Sembra che il problema sia il calcio, che la soluzione stia nella sospensione o meno del campionato, ma un tragico elenco comparso ieri su La Gazzetta dello sport, mette in fila i nomi delle persone che dal 1963 a oggi hanno perso la loro vita con la scusa del calcio, poliziotti e tifosi morti inutilmente e ogni volta si è sperato che fosse l’ultima, scoprendo poi alla tragedia successiva che non si è stati capaci di porre fine alla violenza.

Perché la violenza scoppia la domenica, ma ha radici nel vivere quotidiano, nella mancanza di regole certe, in una legalità “elastica”, dove chi distrugge, non paga, dove si trova sempre qualcuno che ha una remota giustificazione, le radici sono sempre le stesse, quelle che fanno gridare all’emergenza bullismo, all’emergenza educazione, all’emergenza criminalità, all’emergenza baraccopoli alle periferie delle città.

Ma la soluzione non può essere una soluzione di “emergenza”, non ci interessano i ministri pronti a dire “ci vogliono Leggi ancora più severe” basterebbe la certezza della pena, basterebbe che le leggi che ci sono siano applicate, sempre.
Perché allo Stato, alle istituzioni non chiediamo di far fronte alle emergenze, ma di affrontare con determinazione costante i problemi quotidiani, per evitare che si trasformino in emergenze.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. calcio teppismo Gabriele Sandri polizia ultras

permalink | inviato da anerella il 12/11/2007 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa



2 novembre 2007

In Italia non si va in galera

Questa intervista apparsa oggi su Il Giornale è molto "educativa" significativa di come il nostro buonismo italico stia dando i suoi frutti marci, dobbiamo imparare dalla Romania? Perchè no. 

«In Romania si ha l’immagine dell’Italia come di un Paese dove si può infrangere impunemente la legge, senza finire in galera, senza pagare in alcun modo. Da noi non è così. Ecco perché tanti delinquenti vengono qui».

Signor Dumitru Ilinca, lei è responsabile per la comunità romena del Partito immigrati, ci spiega come si è formata quest’immagine?

«Nel mondo criminale c’è un passaparola e il vostro Paese viene considerato quello dove tutto è permesso. Si sa che, anche se la polizia ti prende, poi in un modo o nell’altra riesci a uscire dal carcere. Pure l’indulto ha dato un messaggio sbagliato ai delinquenti. Come dire: “Venite, venite, tanto la farete franca”».

Invece, in Romania, è tutto diverso?

«Certo. La legge viene rispettata. Se qualcuno la calpesta i poliziotti lo mettono in galera e non c’è nessun giudice che ha fretta di farlo uscire. Così, si ha paura di sbagliare. Qui da voi, questa paura non c’è».

Insomma, le nostre leggi non sono abbastanza severe e non c’è certezza della pena. Ma adesso c’è il nuovo decreto sulle espulsioni.

«Non basta, l’importante è punire chi sbaglia. Nella vostra classe politica c’è un buonismo, un permissivismo esagerati. Vedo questo signore, il segretario del Pd, che si lamenta come un bambino debole. Ma come? Non è nella maggioranza nel governo e nel Parlamento? Perché questa maggioranza di centrosinistra non fa una legge diversa, perché non fa il suo dovere?».

Veltroni accusa il governo romeno di favorire l’esodo di migliaia di delinquenti. E chiede all’Europa di intervenire.

«Sbaglia. Sposta le responsabilità. La verità è che in altri Paesi, come la Germania, l’Austria, l’Ungheria, i delinquenti romeni non ci vanno perché sanno che lì ci sono pene severe. Se qualcuno tra di loro chiede: “Dove conviene andare?”, tanti gli rispondono: “In Italia, là si può rubare”».

Per lei che bisognerebbe fare?

«Si dovrebbe guardare all’Europa come a un Paese grande e uniformarsi di più ad una normativa comune».

Cioè?

«Per esempio: se si viene in Italia e non si dimostra dopo 3 mesi, per dire, di avere un lavoro, un reddito per mantenersi onestamente, si dovrebbe essere rispediti a casa. Io sono qui da 5 anni, lavoro, pago il mutuo per la casa e sto male quando sento che si fa di tutta l’erba un fascio. Non mi posso sentire in colpa perché ci sono dei criminali cui mi accomuna solo la stessa cittadinanza. Anche perché molti delinquenti sono dell’etnia rom, che è cosa diversa dall’insieme dei cittadini rumeni. Sono quelli che hanno più difficoltà ad integrarsi. Soprattutto qui, perché si permette troppo».

Insomma, è l’Italia che deve ispirarsi al modello Romania?

«Dico che da noi la legge è più severa e i risultati si vedono. Quando si va in carcere, si sa che non si esce finché non si è scontata la pena e si lavora anche, non si sta mica sulle spalle della comunità. Così, quando si esce si ha anche un piccolo gruzzolo per potersi reinserire nella società. Non mi pare sbagliato».

da Il Giornale 2.11.07


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. romania immigrazione Veltroni sicurezza

permalink | inviato da anerella il 2/11/2007 alle 11:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



1 novembre 2007

Vietato aumentare il salario, lodice il contratto

 Formigoni non può aumentare gli stipendi, lo dice il contratto.

 

La regione Lombardia ha concesso un aumento di stipendio agli infermieri, ma questo aumento non può superare il 2% a causa di quanto previsto dal contartto nazionale.
Leggo su Il giornale di giovedì 1 novembre, che in Lombardia c'è il fuggi fuggi degli infermieri.
Il 40% di coloro che si diplomano "scappano" o al paese d'origine o in Svizzera dove sono pagati meglio.
Formigoni ha proposto al ministero dell'Università di aumentare il numero di iscritti ai corsi infermieristici ma a fronte di 2.700 posti chiesti, ne sono stati concessi 1.700.
La regione Lombardia ha concesso un aumento di stipendio agli infermieri, ma questo aumento non può superare il 2% a causa di quanto previsto dal contartto nazionale.

Avete capito Bene.

Se in Lombardia la Regione vuole premiare gli infermieri, non può farlo perchè il contratto nazionale lo vieta
Non può concedere loro più del 2% di aumento, non importa se gli affitti sono più cari che altrove, se il pane, l'autobus, le bollette sono èiù care che in altre parti d'Italia.

Siamo o non siamo "tutti uguali"?
Allora il contratto prevede stipendi uguali per tutti.
Se le spese sono più alte pazienza, e se trovi qualcuno che vuole premiare la tua professionalità e non può farlo, pazienza, siamo in Italia, un paese sempre più ingessato, grigio e statico.

Un paese comunista, tutti uguali al ribasso.




12 ottobre 2007

Tutti a Pechino con la croce al collo

E’ di oggi la notizia diffusa dal bocog, il comitato organizzatore delle Olimpiadi, che quest’anno alle olimpiadi di Pechino non sarà possibile portare, opuscoli, rosari, catenine con la croce.
Tutti avvisati.
Non si dice nulla del segno della croce che qualche atleta fa prima della gara, speriamo non si rischi la squalifica.

Pechino arriviamo?

No, a questo punto bisogna che qualcuno alzi la testa.
Non basta dire “il crocifisso me lo metto in tasca”.

La Cina, dove i diritti delle donne non sono rispettati, dove i bambini sono fatti lavorare come schiavi per preparare i gadget per il grande evento olimpico, dove essere cristiani è “molto pericoloso” tanto per usare un eufemismo, la Cina che vuole coniugare comunismo e business, non può dettare legge in questo modo.

Lasciare che lo faccia è pericoloso, è un segnale di debolezza.

Eppure, ho il presentimento che i laicisti abbasseranno il capo, perderanno anche questa volta l’occasione di dimostrare con i fatti, che per stupire non basta erigere meraviglie architettoniche da mostrare al mondo, palazzi per lo sport che sembrano monumenti, stadi per il tiro a segno strabilianti.

Un grande paese, è grande quando gli uomini che lo abitano sono liberi, di vivere, di pensare, di scrivere, di pregare e di intraprendere opere. Perché solo un paese di uomini liberi diventa un grande paese.




29 settembre 2007

Birmania: "la superstizione governa"

“Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto.” Diceva il saggio, Gilbert Keith Chesterton.

A leggere quanto riportato oggi da “Il Giornale” pare proprio avesse ragione.

Birmania:

(…)Numeri, astri e fortuna, uniti a un visione dello Stato che ricalca perfettamente la Cina comunista di Mao, ed ecco l’ideologia che muove i «tiranni» (come li ha definiti Bush). Un paese dalle immense risorse naturali - il pregiatissimo legno teak e il «sangue di piccione», la più preziosa varietà di rubino - è devastato dalla superstizione. Niente in Birmania accade se non viene prima deciso dalle stelle o se la numerologia non fornisce il responso desiderato.

Nel 1987 il sistema decimale fu abolito e si passò a quello basato sul numero 9. Tutte le operazioni bancarie iniziarono a essere effettuate con multipli o divisori di questa cifra. Anche il sistema monetario venne stravolto: la moneta da 100 kyat venne ritirata e furono introdotto quelle da 45 e da 90.

L’altro famoso cambiamento a cui dovette assistere il paese fu quello dei nomi delle località, per cui Birmania divenne Myanmar e Rangoon cambiò in Yangon. Anche in questo caso la superstizione giocò il suo ruolo. Ufficialmente il paese adottò la nuova denominazione il 18 giugno 1989. L’annuncio alla popolazione però fu fatto qualche settimana prima, il 27 maggio, perché il 2 e il 7 del giorno, sommati, danno 9. Ne Win era stato deposto l’anno prima, ma la mania per questa cifra rimase nel generale Saw Maung che prese il suo posto.

La Cina è un modello di riferimento per il regime birmano, superstizione compresa. Negli anni Novanta su richiesta del presidente Deng Xiaoping, parecchio scaramantico, il Partito comunista chiamò a Pechino il Panchen Lama, la seconda autorità del buddismo tibetano dopo il Dalai Lama, perché il leader cinese voleva un consigliere personale contro la malasorte.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. birmania dio superstizione Cina

permalink | inviato da anerella il 29/9/2007 alle 22:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



31 agosto 2007

ICI - se Chiesa e patronati...

Se i sindacati pagassero le Tasse gli Italiani starebbero meglio?

A sentire Repubblica, se la Chiesa pagasse l’ICI, anche sugli immobili non adibiti ad uso commerciale, (su quelli adibiti ad uso commerciale la paga già) quindi su oratori, sacrestie, case generalizie, case d’accoglienza, ospedali, ecc… gli Italiani sarebbero tutti più ricchi, che dico, non dovrebbero nemmeno pagare le tasse.

Quindi figurarsi se anche le organizzazioni sindacali che ricevono fiumi di denaro attraverso i patronati, e i CAF (centri di assistenza fiscale) che hanno l’esclusiva per le pratiche pensioni, e per la compilazione dei modelli 730, pagassero le tasse, lo Stato non saprebbe più che farsene di tutti quei soldi, potrebbe darli alle famiglie per permettere loro di scegliere la scuola o l’università dove mandare i figli, potrebbe darli agli anziani per permettere loro di fare delle belle vacanze invernali in paesi caldi, potrebbe darli alle mamme che non sono interessate lavorare, ma fanno volentieri la mamma e magari si prendono cura anche di altri bambini creando dei micro-nidi, potrebbe darli a enti Non profit che si occupano di formazione professionale, oppure di affiancamento scolastico per quei ragazzi che proprio non ce la fanno a terminare il percorso scolastico, oppure si potrebbero finanziare quelle attività fornite da enti privati laici o confessionali, come le case di vacanza per anziani non autosufficienti, o le case di riposo…

Dai, come mai non ci hanno pensato prima?

Magari, riconoscendo il principio di sussidiarietà per questi enti che forniscono un servizio alla collettività si potrebbe anche pensare di operare degli sgravi fiscali, che ne so, una riduzione o azzeramento dell’ICI per quelle attività importanti per la collettività ma NON commerciali, che dite?




permalink | inviato da anerella il 31/8/2007 alle 0:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



22 giugno 2007

Ventura scrive Riccardi rispone

Ventura scrive ad Avvenire, Riccardi risponde e pare subito chiaro che ci sono omosessuali alla "Ventura" e altri che invece vogliono chiamarsi "famiglia" adottare figli e fingere che tutte le unioni siano uguali.  

Lettere (22 giugno 2007)  AVVENIRE

Diritti tutti riconoscibili se si salva il matrimonio

Cara Redazione di Avvenire,

ho letto l’editoriale di Folena sul Pride di Roma. Ci sono stato, ho partecipato, mi sono appassionato per una rivendicazione di diritti che investe la mia vita direttamente. Accolgo con interesse, come sempre, come la mia educazione di (ex) cattolico mi ha insegnato, ogni apertura al dialogo, eppure vi chiedo: è apertura quella di chi mi indica come «intrinsecamente disordinato» contro ogni evidenza scientifica? È apertura quella di chi mette insieme omosessualità e pedofilia, denigrando e insultando milioni di cittadini e cittadine italiane che lavorano, pagano le tasse e non sono criminali come invece chi commette atti di pedofilia? È apertura dichiarare che le unioni omosessuali minano il matrimonio tra un uomo e una donna? E come?

Mio fratello si è sposato l’anno scorso, tra poco diventerò zio, e sono stato felicissimo che facesse questo passo, aiutandolo contro le resistenze più o meno naturali della mia famiglia e della famiglia di mia cognata. Loro, sposati ad Assisi, cristiani credenti, mi hanno accolto e mai giudicato. Per esperienza so quanto è difficile per chi si ama non avere l’appoggio di nessuno quando si cerca di costruire il proprio progetto di vita. Ecco, queste cose chiedeva la piazza, una piazza esacerbata da ragionamenti che difettano di logica e che rifiutano di estendere i diritti e i doveri della costruzione di una società civile sana a dei cittadini che non differiscono dagli altri se non per l’orientamento sessuale. Io sono qui, disposto a dialogare, ma i dialoghi si fanno in due, con la rispettiva disponibilità a cambiare le proprie posizioni. Chi difende la "famiglia naturale" è disponibile ad ascoltare la scienza e la società in cui vive? Non sarebbe più utile per tutti giungere ad un felice compromesso?

Ad esempio, non mi interessa neanche un po’ chiamare il mio compagno "mio marito": tuttavia voglio poterlo visitare quando soffre in ospedale, prendermi la responsabilità di decidere delle sue cure se lui non può, prendermi la responsabilità di mantenerlo quando non potesse da solo andare avanti, sostenerlo nella vecchiaia e nella difficoltà, lasciargli l’eredità; voglio che riceva la mia reversibilità, voglio poter visitare la sua tomba senza ingiunzioni da parte di parenti "omofobi" che basterebbe solo definire razzisti, e soprattutto voglio che questa mia coppia sia riconosciuta dalla società che contribuisce a costruire, con atto pubblico. Perché facciamo la spesa, compriamo mobili, paghiamo il mutuo, paghiamo il canone Rai, lavoriamo, abbiamo amici, e parenti, che aiutiamo e sosteniamo come possiamo – al meglio di quanto possiamo. Che si chiami matrimonio, Dico, o vattelappesca cosa volete che ci importi... Dunque perché non sviluppare una giurisprudenza ed un diritto positivo per le coppie omosessuali, riconoscendo la loro diversità e salvaguardando la differenza del matrimonio? Cosa, da ultimo, è "inaccettabile" nella richiesta di diritti e doveri che nascono da un rapporto d’amore tra persone libere e sane?

Vi ringrazio per l’attenzione,

Stefano Ventura

Caro Ventura,

non ho competenza specifica per parlare delle posizioni della Chiesa circa l’omosessualità in generale. Sono però certo di due cose: innanzitutto che l’espressione «intrinsecamente disordinato» non è mai riferita alle persone, qualunque sia il loro orientamento sessuale. La seconda cosa che le posso assicurare è che nessuno – né nella gerarchia ecclesiastica né tantomeno su questo giornale – ha mai equiparato omosessualità e pedofilia, che sono cose assolutamente diverse.

È la seconda parte della sua lettera, però, a reclamare una risposta non elusiva e che rappresenta un’occasione di dialogo da non sprecare. Lei dice: «Non mi interessa chiamare il mio compagno "mio marito"... che sia matrimonio o Dico o vattelapesca cosa volete che ci importi» ed elenca invece una serie di diritti, rispetto ai quali fa legittima richiesta di riconoscimento. Personalmente penso che questo sia esattamente il terreno sul quale possiamo ritrovarci senza divisioni ideologiche. Il nostro unico "limite", per così dire, è quello che lei stesso scrive nella penultima frase della sua lettera: «Dunque perché non sviluppare una giurisprudenza e un diritto positivo per le coppie omosessuali, riconoscendo la loro diversità e salvaguardando la differenza del matrimonio?». Ecco il punto: se l’unicità del matrimonio tra un uomo e una donna viene salvaguardata, se si evitano equiparazioni con convivenze di diverso tipo, si può arrivare senza grandi difficoltà a individuare a uno a uno proprio quei diritti individuali che – fin dall’inizio di questo dibattito – la Chiesa, e noi nel nostro piccolo, abbiamo indicato come strumento di reale promozione.

Molti dei diritti che lei ricorda sono già riconosciuti dalle leggi più recenti o dalla prassi giurisprudenziale. Ma in questi mesi abbiamo indicato varie possibili soluzioni tecniche – da una riforma del Codice civile in materia di eredità al riconoscimento degli accordi di convivenza, dalle dichiarazioni di unione solidale alla semplice certificazione della convivenza – per arrivare all’obiettivo di rendere i diritti individuali più facilmente fruibili da tutti i conviventi. Non abbiamo alcuna preclusione a che sia possibile per i conviventi – omo od eterosessuali – il subentro nel contratto d’affitto, la cura in ospedale, la regolazione dei rapporti patrimoniali all’interno della coppia, la libertà nel decidere i propri lasciti ereditari, se questo non danneggia i diritti di figli eventualmente presenti. Le uniche perplessità, per la verità, le conserviamo sulla questione della pensione di reversibilità, soprattutto per i conviventi eterosessuali, che potrebbero accedere al matrimonio ma fanno scelte diverse (non a caso neppure i Pacs francesi la prevedono). Occorre infatti evitare che vengano create delle "nozze di serie B" con tanti diritti e pochi doveri, in concorrenza oggettiva – sempre per le coppie eterosessuali – con il vero matrimonio. Lo ripetiamo: siamo contro le discriminazioni e siamo aperti a chi voglia dialogare e confrontarsi senza tacciarci gratuitamente di omofobia. Proviamo a ragionare ancora insieme partendo da questa base comune?

Grazie dell’ascolto.

Francesco Riccardi


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gay omosessuali matrimonio adozione

permalink | inviato da anerella il 22/6/2007 alle 16:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa



17 giugno 2007

GAY PRIDE - io no

 

Parola di Mancuso.

Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay e portavoce dell'evento -. “Ci sono gay, lesbiche, omosessuali ma anche il popolo laico italiano: il vero Family Day è qui perché tutte le famiglie sono rappresentate".

Spiacente, manifestare è legittimo, ma queste persone che profanano i simboli religiosi, che insultano il Papa, che sostengono che la normalità sta nell'eccesso non èossono dire di parlare a nome mio, non possono dire di rappresentare le famiglie, la mia NO.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. family day gay gay pride mancuso famiglia

permalink | inviato da anerella il 17/6/2007 alle 23:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa



17 ottobre 2006

ANCHE I RICCHI PIANGANO (7) "siamo riusciti a far peggio di Berlusconi"

«Siamo riusciti a fare peggio di Berlusconi»

di Cavallari Fabio

Con molta preoccupazione («rischiamo di fare peggio di Berlusconi») e qualche precauzione («mi auguro di sbagliare, deciderò se votarla o no dopo un ulteriore approfondimento») dice a Tempi: «Altro che difesa dei deboli, questa Finanziaria è un salasso mascherato che colpisce i ceti popolari». No, non è Rutelli che parla. È Luigi Malabarba, senatore (ex capogruppo) di Rifondazione comunista.

Senatore, non è che sta prendendo la china estremistica dei Ferrando?
Ripeto, questa è una Finanziaria antipopolare. Un salasso mascherato dal taglio dei trasferimenti agli enti locali. Che spalma l'aggravio nel tempo. Ma sempre un salasso è.

Però c'è adddirittura chi dice che la Finanziaria sia stata scritta da Cgil e Rifondazione.
Perdoni, ma le mie considerazioni sono tanto estremiste che le condivide anche il presidente dell'Unione Province d'Italia. Sto parlando di Melilli, della Margherita. Ripeto: questa prima Finanziaria di Prodi è forse anche peggio dell'ultima di Berlusconi.

Ma dov'è che un senatore di Rifondazione vede il "disastro" nella Finanziaria Prodi?
Guardi, sono andato a recuperare le aliquote Irpef introdotte dalla Cdl con la Finanziaria 2002 e ne ho raffrontato gli effetti con le aliquote previste da quella in discussione. L'effetto è stato sconcertante: ho dovuto amaramente constatare che Berlusconi ha fatto piangere i ricchi più dell'attuale governo Prodi. Cos'altro dovrei dire di una manovra dell'Unione che ai possessori di redditi superiori a 150 mila euro farà pagare meno tasse di quelle che gli stessi pagavano sotto il governo Cdl? D'accordo, non tengo conto delle detrazioni. Però confesso che tutte le mie aspettative hanno subito un duro colpo da ciò che ho letto nelle tabelle pubblicate dal Sole 24 ore. Dove si capisce che l'imposta aumenterà per le famiglie dei lavoratori dipendenti con redditi a partire dai 30 mila euro lordi. Ma non dovevamo difenderli noi questi lavoratori? C'è poi una questione che mi tocca molto da vicino. Ho raffrontato l'entità delle detrazioni per i figli portatori di handicap. Bene, per due figli handicappati le finanziarie di Berlusconi prevedevano 1.550 euro di detrazioni. L'Unione ne prevede solo 1.317, cioè 233 in meno. Non si tratta di una casistica molto frequente. Però, mi scusi, fa incazzare lo stesso.




permalink | inviato da il 17/10/2006 alle 10:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



29 settembre 2006

PAROLE, PAROLE, PAROLE...

"Sono io a dire se aumenteremo le tasse oppure no. Non le aumenteremo". (Romano Prodi, 14.03.2006)

Aumentano le tasse dei ceti medi - e gli stipendi dei parlamentari.
Qualcosa vorrà pur dire.
Che vogliono tutti più poveri, tranne loro?




permalink | inviato da il 29/9/2006 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



5 giugno 2006

LO STRAPPO DI MUSSI

LO STRAPPO DI MUSSI


Ascolta su www.radioformigoni.it archivio interviste del 5.6.06 - l'intervento di ASSUNTINA MORRESI nella rubrica QUOTE ROSA e l'appello di www.samizdatonline.it

Allora vediamo cos'ha fatto MUSSI e perché quello che ha fatto è grave
In Europa un gruppo di paesi aveva proposto una dichiarazione etica sull'uso di cellule staminali embrionali nella ricerca. In pratica, Germania, Polonia, Austria, Slovacchia e Italia si erano dette contrarie a finanziamenti da parte della UE a ricerche che comportino distruzione dell'embrione.
Il voto italiano era numericamente necessario per bloccare i finanziamenti.

Ma arriva il Ministro MUSSI e come prima cosa dopo essere stato eletto si reca a Bruxelles e ritira la firma dell'Italia dando, di fatto, via libera in Europa alla ricerca con l'uso distruttivo di embrioni.

Si è trattato di un atto di arroganza che non ha tenuto conto né della volontà del popolo espressa chiaramente dal Parlamento e dal Referendum, né delle gravi implicazioni che la cancellazione di quella firma comporta, né tanto meno delle promesse fatte da PRODI nel corso delle sue dichiarazioni programmatiche alle Camere, quando si era solennemente impegnato a «cercare in Parlamento larghe intese sui temi che riguardano le coscienze e i valori etici di tutti noi».

I cattolici dell'Unione che fanno?
Prodi ha espresso irritazione e disappunto, ma si è ben guardato dal costringere Mussi a fare marcia indietro, dimostrando di essere ostaggio dei DS, un leader senza leadership, un irrilevante presidente "per conto terzi".
Rutelli che, aveva fatto una proposta di legge per sostenere la ricerca sulle cellule staminali ADULTE (non embrionali), quella sulla quale si sono ottenuti i migliori risultati in termini di ricerca e di effetti terapeutici, cerca di salvarsi assicurando che per l'Italia non cambia nulla, che la nostra legislazione è salva; è come affermare che in Italia non si può sperimentare con gli embrioni ma si può fare in tutta Europa e l'Italia partecipa alle spese.
Rosy Bindi cerca di salvare la faccia, affermando che non ne sapeva nulla, ma che di certo si sarà trattato di una scelta collegiale.
Fioroni minimizza.

Resta il fatto che il Ministro che dovrebbe tutelare la nostra Ricerca scientifica ha deciso di agire nell'esclusivo interesse di attività di ricerca svolte in altri Paesi. Il suo gesto ha creato le premesse perché L'Unione Europea dirotti una parte delle risorse impegnate nella ricerca sulle cellule staminali adulte - che, ricordiamolo, sta dando buoni risultati - dirottandole su altri fronti.

Questo è gravissimo ed è ancora più preoccupante che nessuno nel Governo si sia opposto ad una decisione così grave, avallandola.

SIA CHIARO! Chiunque voglia far credere che il problema è di tipo religioso, mente, sapendo di mentire. Tanto è vero che tra i paesi contrari a questa ricerca c'è la Germania.
Non la Germania democratico-cristiana della Merkel, ma quella del governo socialista di Schroder. Il paese che ha conosciuto sulla sua carne l'orrore nazista è anche quello che in Europa ha manifestato il massimo di consapevolezza sul tema della difesa dei diritti della persona anche davanti alla sperimentazione medica.

Viene il sospetto che dietro a questa scelta ci siano le pressioni di alcune lobbies, con forti interessi economici nel settore delle bio-tecnologie.

Pertanto chiediamo al presidente del Consiglio Prodi che il governo riconfermi anche in sede europea il "no" italiano a quelle ricerche sulle cellule staminali che richiedono la distruzione di esseri umani allo stato embrionale.

Nel caso ciò non si verificasse, auspichiamo che l'opposizione presenti al Senato una mozione di sfiducia individuale contro il Ministro Mussi.

SAMIZDATONLINE




permalink | inviato da il 5/6/2006 alle 21:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa



31 maggio 2006

MUSSI il ministro che "sbianchetta" la firma

Interessante questo blog che racconta la vera storia di MUSSI
http://liberoblog.libero.it/politica/bl3694.phtml

Il Ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi ha ritirato la sua firma dal Patto europeo che vincolava l'Italia, insieme ad altri paesi europei, ad una sorta di pregiudiziale etica sulle staminali.

 

Fregandosene bellamente dell’esito del referendum in Italia, senza interpellare nessuno, il Ministro ha deciso che “la forma è mia e la gestisco io”.

 

Rosy Bindi ammette di non essere stata informata e Francesco Rutelli è atteso alla Camera per il question time.


in dialetto veneto i MUSSI  sono gli ASINI... quando si dice la cultura popolare 




permalink | inviato da il 31/5/2006 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa



17 maggio 2006

BERTINOTTI: ha ragione il "popolino"

Fausto Bertinotti presidente della Camera intervenendo a Porta a Porta:

 

«Quello che mi sconvolge di più è il fatto che il senso comune, spesso relegato ai margini, diventa una verità storica. Quello che viene chiamato "popolino" che diceva che era "tutta una truffa" aveva ragione. La presunta scienza invece, cioè le organizzazioni che si occupavano di calcio, o erano complici oppure non sapevano nulla».

 

Morale: se il popolino dice che il calcio è una truffa va ascoltato e se il popolino si fa venire il dubbio che il matrimonio tra uomini è sbagliato va educato?

 




permalink | inviato da il 17/5/2006 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



11 maggio 2006

NAPOLITANO: RITRATTO DI UNA NATURA MORTA

Ritratto di una natura morta

di Massimo Caprara

 

Per accentuata rassomiglianza regale e specifico physique du rôle da «grand commis», Giorgio Napolitano è ineccepibile per il ruolo della più alta carica dello Stato. Non che il resto gli manchi, ma certo la materia è meno circoscritta e più condivisa. Ha sempre fatto quel che s'attendeva da lui e lo ha fatto con zelo, suscitando mai curiosità ma sempre sicurezza, diligenza ed ovvietà. Sembra nato non per stupire, ma per chetare costi quel che costi. Attualmente è il designato non di piccola bandiera, ma di stendardo, di corporazione, di reggimento, d'armata: di quelli che ubbidiscono tacendo e zittendo interpretando senza inventare ma soltanto adeguandosi senza una parola né calda né fredda. È nato per ubbidire senza discutere, per seguire qualcuno senza battere ciglio: sia D'Alema che qualche altro energico capobastone. Non ha spirito d'intraprendenza né di fantasia, né di personalismo, né di invenzione, né di scoperta, ma soltanto d'acquiescenza e di triste arrendevolezza. Non è il ritratto d'un uomo pur sempre nobile, ma una natura morta senza preziosi cartigli o volute d'acanto magnifiche e decorative. Mi scuso per tanta violenza sedativa, tanto fuoco sepolto, tanta cenere sotto la cinigia, brace spenta con ritagli di fiammelle.

Infatti questo è il carattere della persona. Se è questo che volete, ed è molto, l'avrete, se a questo mirate potrete raggiungerlo. Se cercate invece un colpo d'ala, una spinta per progredire, un guizzo per emergere, pensate a un altro, disamoratevi del personaggio. Volate più in alto, se potete, siate un altro Icaro. Non è detto che per acquietare occorra sempre dir di sì, ritirarsi senza combattere, cedere senza spendersi. Intendiamoci, Napolitano non ha detto e non dice sempre sì. Egli è stato ed è un combattente unicamente per il suo partito o per i suoi capi del momento, da Giorgio Amendola a Emilio Sereni.

Mi ricordo quando lo conoscemmo per la prima volta in casa del pittore Paolo Ricci, sulla spianata della stupenda Villa Lucia a strapiombo su Marechiaro. Eravamo molto attenti quella sera Ricci, La Capria, Ghirelli, Patroni Griffi ed io per ascoltarlo in quella serata di gennaio del 1944 quando usciva la nostra rivista che fu chiamata Latitudine e di cui fu affidata a me la direzione. Ci aspettavamo un brano da «Du côté de chez Swann» di Proust, o di Mallarmé, di Lautréamont, di Rimbaud o d'uno come questi. Rimanemmo delusi. Napolitano si mise la mano sul cuore e a noi, infatuati di raffinata poesia francese, centellinò un pezzetto lacrimevole e patetico di un autore dialettale napoletano. Il nostro disincanto fu questo. Esso rimase da allora nel giudizio sul nuovo nostro interlocutore e Paolo Ricci motivò con uno sberleffo sonoro la sua disapprovazione. Napolitano in tutta la sua vita fu né più né meno di questo, un déjà vu, un già visto e sentito, sempre al di sotto delle nostre attese e speranze. C'è chi nasce per infiammare gli animi e farli ardere e c’è chi nasce per addormentarli. Capisco che il momento di oggi non è di voli pindarici, ma almeno di speranze, di coraggio, di conti basati sulla realtà e sulla verità.

Quando nel novembre del 1969 consegnai a Napolitano come mio più vicino amico la mia lettera scritta di solidarietà con il manifesto il suo comportamento non mi stupì. Senza un cenno, una parola o un gesto nel Transatlantico di Montecitorio egli la prese, la scorse e la consegnò a Longo, come una qualsiasi pratica e non la missiva di un vecchissimo compagno in crisi di rottura come me. Caprara in quel momento rompeva con il partito e tutto questo, nonostante gli anni passati militando insieme per circa un trentennio, lo infastidiva, non lo riguardava, anzi, evitando di esporsi, era il modo facile per favorire la mia radiazione. L'affetto non entrava per niente in gioco. Valeva solo l'indifferenza e il distacco.




permalink | inviato da il 11/5/2006 alle 13:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



7 maggio 2006

BERTINOTTI e DON MILANI da qualche parte si deve pur partire

Bertinotti e don Milani - partiamo da qui?

Partiamo dalle cose che abbiamo in comune, Bertinotti nel suo discorso di insediamento è stato sincero, lo ha detto: "Sono un uomo di parte: un uomo di parte che, perciò, non teme il conflitto; che sa che la politica chiede scelte, confronto tra tesi diverse, anche opposizioni e persino contrapposizioni. Ma una cosa vorrei che fosse bandita dal nostro futuro politico: quella di lasciare scivolare la politica nella coppia amico-nemico, in cui c’è la negazione di quello che pensa diversamente da te. Abbiamo bisogno, insieme alle differenze", ci saremmo sentiti presi in giro se avesse detto il contrario, "è un uomo di parte" e gli sarà difficile essendo oramai un uomo di Governo, essere su quella poltrona per tutti, pertanto, bisogna si trovino elementi comuni su cui lavorare, su cui convergere.

Partiamo ad esempio sempre dalle sue parole, in molti si sono stupiti che il comunista Bertinotti citasse un prete.

Si sa, spesso preti e comunisti si fanno comodo a vicenda, i primi dimenticando Dio forse nella speranza di farlo passare come clandestino nella vita dei secondi, i secondi si portano appresso un prete nei loro convegni e alle loro sfilate perchè pensano sia come avere l'imprimatur che "anche Dio la pensa come loro".

Ma Bertinotti non ha citato un prete qualsiasi, ma un prete che in tanti han sempre tirato per la giacca:
"Per questo noi vogliamo contare sulla scuola come una parte fondamentale nella costruzione di una nuova convivenza e vorrei qui ricordare il lavoro prezioso delle insegnanti e degli insegnanti che costituiscono un patrimonio per il futuro del nostro paese. Un patrimonio con cui lavorare e sconfiggere la peggiore delle selezioni di classe, quella che può colpire in giovane età ragazze e ragazzi, spingendoli all
esclusione. Vorrei ricordare da questa tribuna la lezione, in cui vorrei tutti ci riconoscessimo, di una grande coscienza civile e di un riformatore del nostro paese che su queste cose tanto ci ha insegnato: don Lorenzo Milani"

Bene partiamo da qui, il settimanale Tempi di questa settimana riporta la lettera di don Milani: "Che scandalo la scuola di Stato" Lettera di don Lorenzo Milani a Aldo Capitini

Barbiana, 9 marzo 1961

Caro dottore, sono a letto da tre mesi con una colite di origine e cura per ora ignota. Ho poi avuto da mandare avanti egualmente la scuola che è quest'anno molto più complessa per numero di classi e di ragazzi e diverse altre pittoresche attività per cui mi è toccato trascurare gli amici e la corrispondenza. L'ultima questione cui mi sono dedicato vi metterebbe in grande imbarazzo. Mi è toccato opporre in due diverse vertenze la scuola privata a quella di Stato e ha naturalmente ragione la mia. Nella prima vertenza (contro l'Inps) si tratta di riconoscere ai barbianesi il diritto di mandare i ragazzi a scuola qui e riscuotere egualmente gli assegni. Il più accanito laicista, messasi una mano sul petto, dovrebbe battersi in questo caso per la scuola del prete. La seconda vertenza è ora sul punto di maggior incandescenza e attende la prova di forza forse per lunedì prossimo. I miei ragazzi organizzano lo sciopero della scuola elementare di Stato ogni qualvolta la supplente arriva a scuola in ritardo.(...) Non si può esaltare l'idea della scuola di Stato senza descriverne la realtà così come non si può denigrare la realtà della scuola dei preti senza citarne l'idea. A Firenze per esempio non è neanche da mettersi in discussione il dato di fatto che l'unica scuola socialmente e tecnicamente progredita è una scuola di preti: la «Madonnina del Grappa». Il fatto che lo Stato con i soldi dei contribuenti non l'aiuti è semplicemente scandaloso. La «Madonnina del Grappa» ha mille duecento allievi dei quali non uno solo figlio di papà. La scuola di Barbiana ha venti allievi, nessuno figlio di papà, è dei preti, non ha dallo Stato nessuna sovvenzione, ma anzi aperta opposizione ed è senza ombra di dubbio l'unica scuola funzionante di tutto il territorio della Repubblica. Scandalose sono le scuole clericali di lusso di Firenze, ma mai quanto la scuola di Stato che non solo da quando la Dc è al potere, ma fin dal lontano 1860 quando guardava in cagnesco i preti, è stata sempre una fogna di propaganda padronale per nessun rispetto migliore delle equivalenti fogne ecclesiastiche. Non muoverei dunque oggi un dito in favore della scuola di Stato dove non regna nessuna «libertà d'idee», ma solo conformismo e corruzione e se invece della scuola di Stato come è oggi si parla di come dovrebbe essere allora vorrei parlare di più delle scuole dei preti come son oggi (molte) ma come sono alcune (poche) o meglio come dovrebbero essere. E in tal caso non c'è dubbio per me che sarebbero migliori quelle dei preti perché l'amore di Dio è in sé migliore che la coscienza laica o l'idea dello Stato o del bene comune. Ma questi son sogni senza costrutto perché né preti né laici potranno mai fare nulla di perfettamente puro e sarà dunque meglio lasciare che si perfezionino quanto possono gli uni e gli altri possibilmente senza difficoltà economiche in libera e realmente pari concorrenza. Certo che oggi lo scandalo più grosso non è che pochi ebrei o protestanti come contribuenti siano costretti ad aiutare anche qualche scuola di preti, ma piuttosto che milioni di contribuenti cristiani e poveri siano costretti come contribuenti a finanziare una scuola di Stato profondamente anticristiana, profondamente antioperaia e contadina e che non lo è per opera dei governi cattolici (i quali l'hanno, da quei perfetti imbecilli e conservatori che sono, ereditata così com'è e conservata sotto vetrina, dai ricchi borghesi anticlericali dell'Ottocento)...

(Nella lettera indirizzata ad Aldo Capitini, filosofo ed educatore, teorico della non violenza, don Milani dissente da una tesi del "Giornale scuola", di cui Capitini era punto di riferimento).




permalink | inviato da il 7/5/2006 alle 21:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



5 maggio 2006

Il PARLAMENTO AL LAVORO -

Con una INTERROGAZIONE URGENTE un socialista chiede siano creati bagni per deputati omosessuali e transgender 

Luxuria:  «No alle trans-toilette alla Camera»


Il neodeputato del Prc si indigna: «No all'apartheid della segregazione urinaria, polemica strumentale e offensiva»

BENISSIMO hanno iniziato a lavorare




permalink | inviato da il 5/5/2006 alle 11:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



1 maggio 2006

Biografia della PADRONA

Biografia di Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti (Tratta dal sito di Palazzo Chigi)

Nata a Milano il 26 novembre 1949. Sposata e ha due figli.

Tra i più noti noti imprenditori europei, avendo sviluppato negli ultimi 25 anni numerose attività internazionali nel campo finanziario, assicurativo, del "risk management", dei servizi di comunicazione e nel settore dei nuovi media, Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti ha avuto in passato la responsabilità operativa di importanti gruppi italiani e stranieri impegnati in complessi progetti di ristrutturazione e sviluppo.

Prima di assumere l'attuale incarico ministeriale è stata Presidente di Syntek Capital Group, società d'investimenti europea nel settore della telecomunicazione e media, della quale resta oggi il maggiore azionista e Chairman dell'Advisory Board. In passato, Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti, ha realizzato, come Presidente e Amministratore Delegato della News Corp Europe tra il novembre 1998 e il settembre 1999, il piano di espansione in Europa delle attività del gruppo guidato da Rupert Murdoch.

Tra gli obiettivi conseguiti, il rilancio produttivo e commerciale di Stream, la seconda piattaforma televisiva digitale in Italia, e lo sviluppo di TM3 Gmbh, nuova rete della pay-Tv tedesca. In questa fase è stata membro del Consiglio di Amministrazione della News Corporation Ltd USA e della società televisiva britannica BSkyB. Tra il 1994 e il 1996, Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti è stata Presidente della RAI - Radio Televisione Italiana. In quel periodo la RAI ha realizzato un ampio piano di riorganizzazione interna e di rafforzamento produttivo, che ha portato ad eliminare le precedenti perdite ed a conseguire significativi utili di bilancio. Nel corso della sua attività imprenditoriale, iniziata già nel 1974, Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti nel 1994 ha acquisito il Gruppo Nikols, portando in breve tempo alla posizione di leader nazionale del mercato del brokeraggio assicurativo.

Il "turnaround" della società è stato realizzato in soli 12 mesi grazie ad una forte espansione delle attività in Europa e in America Latina. Successivamente, e dopo aver condotto 70 operazioni di fusione e di concentrazione delle proprie attività in 12 paesi, la Nikols ha formato un'alleanza internazionale con il gruppo Sedgwick. Da molti anni è impegnata in attività di analisi e di progettazione di servizi avanzati per l'industria. Tra l'altro ha promosso lo sviluppo della Federazione del Terziario Avanzato, di cui è stata Vice Presidente, che raccoglie oltre 500 mila addetti ai servizi professionali nel campo informatico, della pubblicità e del direct marketing. Ha inoltre guidato l'Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni Riassicurazione. Nello stesso periodo ha lanciato l'iniziativa della Ricerca Sistemi Pubblica Amministrazione alla quale aderiscono i maggiori gruppi industriali italiani e che si occupa di fornire contributi di studio, ricerca, progettazione, assistenza e supporto alla Pubblica Amministrazione.

Dal 1996 è membro del Consiglio Direttivo dell'UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, predisposto alla definizione e certificazione degli standard di qualità industriali. Dal 1998 fa parte della commissione consultiva dell'Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, istituzione specializzata dell'ONU. Nel 2001 ha fatto parte dell'Advisory Board di Carlyle Group - Europa. Assistente dal 1972 al 1973 di Diritto Comunitario Europeo all'Università di Milano, Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti partecipa a numerose attività umanitarie e di assistenza sociale. Dal 1996 è membro del Comitato Direzionale Rainbow - International Association Against drug e dal marzo del 2000 è Ambasciatore del programma UNDCP dell'ONU.

Per quanto riguarda la biografia di Bruno FERRANTE candidato sindaco dell’Unione a Milano che a proposito della MORATTI ha detto «i padroni non sfilano con i lavoratori» - ho trovato solo la SUA autobiografia, smelensa quanto basta - mi pare non si tratti in ogni caso di un povero operaio, anche se portava l'eskimo e guidava la 500 - i suoi figli hanno studiato nelle migliori UNIVERSITA' - le stesse dileggiate da quelli che portavano l'eskimo.
Spero che in futuro, tutti gli studenti MERITEVOLI possano accedere a quelle università, non solo i figli della Moratti che si sa è di casta padrona e quelli di FERRANTE che è della stessa casta. 
In fondo non tutti hanno i numeri per  diventare capo di gabinetto del ministero dell’Interno o   membro del Consiglio Direttivo dell'UNI, il problema è che tutti abbiano la possibilità di avere una vita dignitosa e di essere felici per quanto i propri talenti hanno permesso loro di realizzare.
Quelli che guardando a chi sta più in alto di loro, finiscono sempre per trarre le conclusioni che se stanno in quel posto è perchè HANNO dei SANTI IN PARADISO, ho hanno imbrogliato ai concorsi, non mi convicono, mi sembrano spesso parlare perchè dileggiare l'altro li rende felici. 




permalink | inviato da il 1/5/2006 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



1 maggio 2006

INDIGNATO per la seconda volta, porca miseria!!!

Leggo su Il Corriere che a proposito della manifestazione del 1° maggio a MILANO - dove letizia Moratti è stata fischiata e insultata, Prodi ha commentato "Già ho espresso l amia indignazione quando è accaduto l'altro giorno. Non posso che essere ancora indignato"

Che volete, quando si fischia in una direzione si tratta di  DIRITTO DI FISCHIO o di DIRITTO DI CONTESTAZIONE - se si fischia nell'altro senso si tratta di COMPORTAMENTO ANTIDEMOCRATICO o FASCISTA.

Quando dici  DUE PESI e DUE MISURE.

A me questo clima mi preoccupa, mi pare non sia foriero di nulla di buono... 
Vorrei sbagliarmi...




permalink | inviato da il 1/5/2006 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



5 aprile 2006



CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

 

Trento,  3 aprile 2006

 

Ill.mo

Giacomo Bezzi

Presidente del Consiglio provinciale

Palazzo Trentini

 

INTERROGAZIONE

 

“Sugli incresciosi episodi di profanazione della chiesa di S. Giuseppe in Trento”

Già da un paio di settimane sporadicamente avviene che i muri della chiesa siano utilizzati per attaccare manifesti politici... ma siamo in clima elettorale e sono cose che capitano...

 

Ma a S. Giuseppe dalla scorsa settimana gli eventi hanno preso una piega davvero preoccupante.

 

La cosa è cominciata mercoledì sera.

 

Il parroco ed un gruppo di una trentina di persone, uscendo dalla catechesi degli adulti sono stati “accolti” da manifesti ed adesivi del partito comunista (rifondazione) e della Rosa nel pugno attaccati nella bacheca, sui muri della canonica e della chiesa.

 

Poco oltre veniva trovata una bambola con i capelli tagliati e barba e baffi disegnati.

 

I parrocchiani segnalano che da un po' di tempo c'è chi provvede abitualmente a lasciare i propri bisogni corporali attorno alla chiesa ed all'oratorio, e che i luoghi vengono ripuliti a cura della canonica...

 

Giovedì però è avvenuto un fatto gravissimo ed increscioso: si è scoperta la pipì sull'altare, che si “espandeva” proprio nel luogo dove i sacerdoti celebrano l'eucarestia.

 

Qualcuno cioè si è permesso di entrare in chiesa salire all'altare ed ivi lasciare i propri bisogni corporali...

 

Da quel giorno ogni mattina (venerdì, sabato, domenica ed oggi) il parroco ed alcuni volontari hanno provveduto a staccare dai muri, dalle colonne  e dal sagrato, oltre che dalle bacheche parrocchiali dei manifesti della rosa nel pugno e adesivi di rifondazione.

 

Ovviamente tutti i manifesti delle attività parrocchiali vengono sistematicamente stracciati, coperti e sparsi attorno...

 

Domenica il parroco ha provveduto ad informare i fedeli della situazione che sta vivendo la parrocchia e del suo dolore e della sua tristezza.

 

Al termine della celebrazione il parroco, triste ed avvilito, ha narrato come da un paio di settimane nottetempo ignoti vanno tappezzando la chiesa (muri e colonne) ed il sagrato di manifesti ed adesivi e che qualcuno ha lasciato attorno all'altare i propri bisogni corporali, facendo notare che l'altare non è un “angolino”...

 

Anche tutti i fedeli in chiesa erano avviliti, tristi e partecipi del dolore e del disagio.

 

Alcuni fedeli hanno informato i giornali.

 

Un quotidiano (unico a pubblicare la notizia) titolava: “Fanno pipì sull'altare, la rabbia del parroco e a pag. 12 “S. Giuseppe, orinano sull'altare”  sottotitolo: “Chiesa tappezzata da manifesti del Pdci e della Rosa nel pugno”.

 

Il titolo in prima pagina non è corretto e neppure rende conto di quanto è avvenuto.

 

Il parroco non era arrabbiato era avvilito e preoccupato, forse era stufo... Non era di sicuro un iracondo: ha dato la notizia ai fedeli con gravità e preoccupazione ma toni moderati.

 

Nel testo dell'articolo di RB si intravvedeva la gravità del fatto, ma l'autore lo bollava più come una “porcheria” che come un grave atto di profanazione di un luogo di culto (anche se a pag. 12 dava atto che “... l'ultimo è una vera e propria profanazione della casa di Dio”).

 

L’episodio si commenta da solo pure per la violenza insita dell’indegno utilizzo di un luogo di culto riservato alle comunicazioni di una comunità parrocchiale, per appendervi manifesti politici di alcuni partiti che si ritengono “contro”.

 

Aggiungo a questo la mia personale e pubblica deplorazione anche per l’aberrante violazione di un luogo di culto che non solo squalifica gli autori, ma offende altresì i cristiani e tutti gli uomini di buon senso.

 

Resta un profondo sentimento di disagio e di amarezza in tutta la comunità cristiana di S. Giuseppe, per quel gesto vergognoso di lasciare i propri bisogni dentro un luogo di culto che rispetto, frequento e, personalmente, amo.

 

Il tutto alla faccia della “tolleranza” e della “libertà di culto”.

 

Ciò premesso,

 

interrogo il Presidente della Giunta provinciale per conoscere:

 

1.      quali provvedimenti intende urgentemente adottare a fronte degli anzidetti fatti;

 

2.      se non intenda dissociarsi pubblicamente non solo da quei fatti, ma dalle formazioni politiche che ne sono responsabili. Perciò se non intenda di disporre immediatamente,

 

in collaborazione con le autorità statali competenti, un’adeguata vigilanza affinché simili episodi non abbiano più a verificarsi.

 

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

 

                                                                                         Pino Morandini




permalink | inviato da il 5/4/2006 alle 12:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



1 aprile 2006

Qualcosa da sapere Prima di andare a VOTARE

Come hanno votato?

ITALIA
Legge 40: esclude ogni sperimentazione sull'embrione umano (marzo 2004)
Voto:
•  Casa delle Libertà: 96% favorevoli, 3% astenuti, 1% contrari
•  Unione: 18% favorevoli, 82% contrari
(dati ricavati dal sito ufficiale del Senato - http://www.senato.it/)

•  Numero di proposte di legge a favore dell'eutanasia:
•  Casa delle Libertà: nessuna
•  Unione: 5 (depenalizzazione per i medici che fanno morire i malati consenzienti)

•  Numero di proposte di legge contro l'eutanasia:
•  Casa delle Libertà: 1 (punibilità dei medici che praticano l'eutanasia)
•  Unione: nessuna

•  Numero di proposte di legge a favore dell'equiparazione eterosessualità-omosessualità
•  Casa delle Libertà: nessuna
•  Unione: 4 (adozione figli per coppie omosessuali, matrimonio omosessuale, registro unioni civili, PACS )

UNIONE EUROPEA
•  Risoluzione che condanna come omofobi gli stati che non equiparano le coppie omosessuali a quelle eterosessuali (gennaio 2006)

Voto:
•  Casa delle Libertà: 11% favorevoli, 3% astenuti, 86% contrari
•  Unione: 76% favorevoli, 24% contrari
(dati ricavati dal sito ufficiale del Parlamento Europeo
www.europarl.eu.int/ suddividendo i parlamentari in base alle attuali alleanze elettorali)

•  Risoluzione che invita gli stati a limitare la libertà religiosa quando questa “ entri in conflitto con i diritti delle donne ” ad esempio sui temi dell'aborto e della contraccezione (ottobre 2005): confermata la tendenza di voto esposta analiticamente per la risoluzione sull'omofobia

•  Nel 2002 la Commissione Europea, sotto la presidenza del prof. Romano Prodi, finanzia con 32 milioni di euro l'UNFPA, fondo dell'ONU che ha sostenuto in Cina la politica di riduzione delle nascite (cioè l'obbligo a non avere più di un figlio), anche mediante contraccezione ed aborti forzati




permalink | inviato da il 1/4/2006 alle 22:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


sfoglia     settembre       
 


Ultime cose
Il mio profilo



culturacattolica milleargomentiunsologiudizio
Chiesa domestica
Samizdatonline - ecco chi sono
Adoremus
Annavercors
Aqua
Beth-or
Galatro
Giona
Il Fromboliere
Il Mascellaro
Insieme per costruire
Kattolico pensiero
Linea Tempo
Natanaele
Rimini in Dies
Secolo XX e dintorni
Tokalon
stranau (ex stranocristiano)
Sivan
Sguardo leale
ANTONIO SOCCI lo stranocristiano che non ha paura della libertà
Asara il satirico
valpalot
la cittadella
censurarossa
pesce vivo - raffinato blog
gino
circolo La Pira - cattolici in politica
Berlicche il diavolo
REFERENDUM L40 le cose che altri non scrivono
Claudio Chieffo - cantautore
Simona Atzori - ballerina pittrice
Kattolico la controstoria
PEPE on line
vinoemirra
lo stranocomunista


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom