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  anerella [ ...e quindi uscimmo a riveder le stelle. - Questo BLOG aderisce all'associazione SAMIZDATONLINE) ]
         









anerella
  è  la versione storpiata del mio nome, così mi chiamavano i figli di alcuni amici quando erano molto piccoli.
Loro sono cresciuti, ma il nome mi è rimasto addosso.
 
11.03.05

Che emozione, non tenevo un diario da molto tempo.

Anche se una parte della mia vita è racchiusa in voluminosi diari che custodisco gelosamente sul ripiano alto della libreria.

Racchiudono la storia di un’adolescente che cresce, piange, ride, si scontra con la vita e incontra sulla sua strada persone che sanno tenerle alto lo sguardo.

Raramente, ma è capitato, sono andata a rileggere alcune pagine scegliendole a caso.

Stupendo, a volte i sogni di quell’adolescente si  sono realizzati,  altre volte la realtà ha superato ogni immaginazione giovanile.

In ogni caso, da oggi mi cimento con questo nuovo strumento, il diario nel web.

E’ un po’ come quando la mia compagna di banco,  Dina, contraria ai diari che riteneva segno di infantile immaturità, leggeva “di nascosto” il mio diario, che lasciavo sotto al banco, proprio per permetterle di prenderne visione.
 

Forza, auguratemi buona avventura.




L'idea del blog-diario,  è nata dal ritrovamento casuale, di un quadernino a righe con la copertina rosa.
Diario di un'esperienza... recita la prima pagina.
Era il 1999 ed un gruppo di ragazzi  allora adolescenti stavano trascorrendo una vacanza in autogestione a MONTESPLUGA. Su quel quaderno, alcuni di loro hanno scritto i loro progetti per il futuro, le loro speranze ... più avanti, assicurando l'anonimato degli scrittori, mi riservo di riportare alcuni brani di quei propositi giovanili, che in fondo rivelano come il futuro sia frutto di un presente.







17 ottobre 2011

Anno della Fede

Cari fratelli e sorelle,

... approfitto volentieri di questa occasione per annunciare che ho deciso di indire uno speciale Anno della Fede, che avrà inizio l’11 ottobre 2012 – 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II – e si concluderà il 24 novembre 2013, Solennità di Cristo Re dell’universo. Le motivazioni, le finalità e le linee direttrici di questo “Anno”, le ho esposte in una Lettera Apostolica che verrà pubblicata nei prossimi giorni. Il Servo di Dio Paolo VI indisse un analogo “Anno della fede” nel 1967, in occasione del diciannovesimo centenario del martirio degli Apostoli Pietro e Paolo, e in un periodo di grandi rivolgimenti culturali. Ritengo che, trascorso mezzo secolo dall’apertura del Concilio, legata alla felice memoria del Beato Papa Giovanni XXIII, sia opportuno richiamare la bellezza e la centralità della fede, l’esigenza di rafforzarla e approfondirla a livello personale e comunitario, e farlo in prospettiva non tanto celebrativa, ma piuttosto missionaria, nella prospettiva, appunto, della missione ad gentes e della nuova evangelizzazione.

BENEDETTO XVI

Domenica, 16 ottobre 2011


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20 luglio 2007

LIBEROOOOOOOO

Nelle Filippine da quasi trent'anni, padre Giancarlo Bossi è nato 57 anni fa ad Abbiategrasso, nel Milanese, da una famiglia contadina.
Missionario del Pime era stato rapito il 10 giugno scorso e liberato oggi. 


A Payao,  dove c'è la sua parrocchia, all'inizio di quest'anno aveva lanciato un progetto consistente nel comprare un pezzo di terra e coltivarla, con alcuni contadini del luogo.

Alto e robusto, al punto da essere chiamato dai suoi fedeli nelle Filippine il "gigante buono", e con una passione giovanile per la pallacanestro, padre Bossi si diploma all'Istituto Statale Conti di Milano, e viene ordinato sacerdote il 18 marzo 1978, appena un giuorno prima della morte del padre, Pietro. 
  
Un paio d'anni in Italia, e poi nel 1980 parte per le Filippine, dove studia le lingue tagalog e viasaya, e lavora in varie parrocchie: Tondo (Manila), Siay, Payao, Manila e Bayog, quest'ultima nella prelatura di Ipil. Nel 1989 da' vita alla nuova parrocchia di San Pablo.

Un breve rientro in patria, tra i missionari anziani e ammalati a Lecco, e poi il ritorno nel 2000 nelle Filippine. L'anno scorso padre Giancarlo aveva cominciato a frequentare i contadini nella parrocchia di Sampuli: voleva ripetere l'esperienza fatta oltre dieci anni prima sulle montagne di Dominatag, nei pressi di Zamboanga City, dove si era costruito la sua casetta di legno, coltivando riso e verdure e dicendo messa nella vicina cappella.

Padre Bossi - ricorda la nipote Eleonora - ha sempre detto di sentirsi "ricco" in mezzo ai poveri, e per questo di voler condividere la stessa vita della sua gente: una vita guadagnata con il lavoro delle mani e il sudore della fronte. 






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14 giugno 2007

LIBERATELO

 

LIBERATELO

 

Nel rapporto sulla libertà religiosa nel mondo" pubblicato nel 2006 dall'organizzazione cattolica "Aiuto alla Chiesa che soffre", si racconta, numeri alla mano, della situazione dei cristiani nel mondo.

Scopriamo così, una situazione particolarmente grave anche per i cristiani dell'India (nel 2005 ci sono state oltre 200 aggressioni), ma pure per i cattolici della Cina e della Corea del Nord e, a causa della spinta dell'estremismo islamico, nelle Filippine e nel Medio Oriente. Situazioni altrettanto difficili per i cristiani d´Egitto, della Nigeria, dell´Uganda e dei paesi del Centro America.

Fides, l'agenzia di Propaganda Fide, dicastero vaticano per le missioni estere, pubblica l’elenco dei missionari uccisi. Nel mondo.

Nel 2006 i religiosi uccisi sono stati 24,
Altrettanti nel 2005;
Nel 2004 furono 10 di meno, nel 2003, 21.
Nel 2001 e nel 2000, i missionari uccisi furono rispettivamente 31 e 32.
Cifre più o meno costanti nel decennio ´90.

Sono morti che non fanno rumore, che non guadagnano il clamore della cronaca, morti che lasciano indifferenti quelli che: “morire per Cristo è guadagno” e gli altri, messi a disagio da queste morti, perché dei sacerdoti e delle suore sono abituati a parlare con poca stima, a guardare solo alle loro debolezze.

Sono morti che non fanno nemmeno orrore e dovrebbero, perché il sacerdote caldeo, padre P. Ragheed Ganni, 34 anni, ucciso in Iraq assieme a tre suoi diaconi, che con lui sono stati straziati e martirizzati, non può lasciare indifferenti.

Secondo fonti di AsiaNews, i corpi sono stati abbandonati in strada perchè nessuno osava andare a recuperarli, data la tensione palpabile della situazione.

Trucidati e torturati in modo disumano, ma non fanno notizia.

E’ sempre stato così.

Dal 1942 al 1951 furono uccisi dai partigiani 130 sacerdoti.
La metà di quelli uccisi dai bombardamenti in tutta Italia.
Altri tempi direte.
Certo ma stessa indifferenza, stesso disagio nel far circolare la notizia.

Domenica scorsa è giunta la notizia del rapimento di un sacerdote italiano, padre Giancarlo Bossi, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) è stato sequestrato da un gruppo di armati nel villaggio costiero di Bulawan, nella zona di Zamboanga (Mindanao) delle Filippine meridionali.

Padre Bossi 57 anni, è nato ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, ed è missionario nelle Filippine dal 1980. Il Superiore generale del Pime - Giambattista Zanchi - ha riferito che «padre Bossi è stato portato via da dieci uomini armati che lo hanno fatto salire su un’imbarcazione. Si sospetta che possa essere stato sequestrato da un gruppo separatista islamico».

I giorni dopo qualcuno scriveva tra le notizie che forse non erano separatisti islamici ma briganti comuni.

Va beh, allora …

Quello che sconcerta è che queste morti, questi rapimenti non esistono, sono solo cronaca spicciola, non ci sono manifestazioni, fiaccolate, bandiere stese ai balconi, titoli sui giornali, veniamo a sapere da un’agenzia francese che il nostro Governo ha dichiarato che non pagherà riscatti.

Perché?
Perché un sacerdote vale meno?
Perché non ci sono interessi di partito da difendere?
Queste morti ci interrogano personalmente?

Interrogano me ed interrogano voi.
Perché può accadere questo?
Perchè?


su www.radioformigoni.it
rubrica block notes
ascolta l'intervento
Data 14/06/07
Rubrica Block Notes
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14 maggio 2007

FAMILY DAY: UN TRIONFO. FAMILY GAY: UN TONFO

Sul sito dell’ARCIgay, ammettono la sconfitta, ma non riescono a capirne le cause

 

“PIÙ DI UN MILIONE AL FAMILY DAY, POCHE MIGLIAIA IN PIAZZA NAVONA. I GAY SONO RIMASTI CASA. L'ITALIA È ANCORA FORTEMENTE ATTACCATA ALLA SUA CHIESA. ADESSO CHE FARE? 

 

Dal palco del Family day il primo annuncio: "siamo 500.000", seguito a poca distanza dal secondo: "siamo 750.000". L'ultimo, non confermato dalla questura come i precedenti, fa esultare la piazza: "siamo più di un milione". Per quanto il dato possa essere gonfiato una certezza c'è: in P.zza Navona, alla contromanfestazone Orgoglio Laico organizzata dai radicali, sono presenti poche migliaia di persone. Una sconfitta per la laicità.

 

L'ennesima dopo il referendum, perso, sulla fecondazione assistita e dopo la percentuale esigua che la Rosa nel Pugno ha ottenuto alle ultime elezioni.

 

Ogni volta la sensazione è la stessa: sembra che tutto vada a gonfie vele, che qualcosa stia cambiando da un momoento all'altro, che l'Italia la pensi diversamente dalle gerarchie cattoliche. Salvo poi doversi amaramante ricredere. L'Italia è ancora fortemente attaccata alla sua Chiesa. Gli italiani non indugiano nel seguire i consigli delle gerarchie cattoliche e di quel mondo politico che preferisce i divorzi alle unioni di fatto.”

 

La verità è che gli Italiani non sono pecore idiote che seguono la Chiesa, manipolate dalla CEI.

No.

E’ questo che a loro non riesce proprio di capire.

Se così fosse, la legge sul divorzio che ieri hanno tanto festeggiato (ma si festeggiano anche le sconfitte?) non sarebbe mai passata, invece nonostante i richiami della Chiesa, l’Italia ha una legge sul divorzio e una sull’aborto.

 

La verità è che gli italiani alla famiglia ci credono e quello che è davvero sorprendente è che si sono stufati di lasciar fare alla politica, si sentono derisi e derubati e anche quelli che di solito sono casa e parrocchia, poco inclini ai discorsi e alle riunioni di piazza hanno alzato la testa e si sono messi in moto.

 

Di questo i politici devono tenere conto.

 

Dicono ancora quelli dell’ARCIgay:

 

“Oggi, in P.zza San Giovanni, abbiamo visto una Chiesa organizzata, che è riuscita a far salire la gente sui pullman, sui treni, sui traghetti, che ha mobilitato gli anziani ma cosa ancora peggiore ha mobilitato un sacco di giovani. Gli scandali interni non hanno fermato i credenti nel seguire un'istituzione oggi più forte e radicata che mai. Lo dimostrano i numeri. I laici, di fronte al Family day erano invisibili e muti, pochi, pochissimi.

 

Che fare? Se lo dovrà chiedere la parte sinistra del Parlamento e quella destra coi suoi pochi membri laici. Se lo dovrà chiedere Fassino e i DS che stanno confluendo nello stesso partito della Binetti. Se lo dovrà chiedere il movimento gay italiano riunito nel congresso di Milano e che non è ancora riuscito a fare dei gay una lobby come in altri paesi. La Chiesa è pronta alla guerra e noi stiamo a guardare. Da casa.”

 

Capisco lo sconforto, se i giovani li mobilitano loro va bene, se li mobilitano le parrocchie e i movimenti è “la cosa peggiore”, mi fa ridere sentir parlare di chiesa organizzata, vorrei presentargli un po’ di parroci che conosco io… ma non importa, quello che ho capito è che continuano a non vedere, a non capire, l’ideologia è più forte della realtà.




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22 settembre 2006

ADERISCI ALL'APPELLO - IO STO CON IL PAPA -




Sul sito www.samizdatonline.it aderisci all'appello

Noi stiamo col Papa
Affermando che “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”, Benedetto XVI dice una cosa vera che vale per chiunque, a cominciare da noi cristiani. Oggi il Papa rappresenta il baluardo a difesa della libertà e della civiltà di tutti noi.




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21 settembre 2006

IO STO CON IL PAPA. IL SENATO - NO.

Nessuna solidarietà a Ratzinger Il Senato la blocca per un voto
di Redazione - il Giornale -
Schifani: «Grave che Prodi non difenda il Santo padre». Mantovano: «Dove sono finiti i cattolici dell’Unione?»
da Roma


La minaccia di Al Qaida contro Roma e San Pietro, l’effigie del Santo Padre bruciata a Bassora in Irak, le vignette che ritraggono Papa Ratzinger in veste di Dracula, la folla dei credenti musulmani che ha invaso le piazze e le strade in Turchia, in Egitto, in Marocco. Che altro? Ma Romano Prodi non se ne è accorto e se se ne è accorto non gli ha dato troppa importanza. Anche tutto il centrosinistra, compresa la Margherita, non sembra preoccupato per la sorte del Santo Padre. Tanto che ieri l’assemblea di Palazzo Madama ha bocciato per un voto (153 contro 152) la proposta di mettere all’ordine del giorno della prossima seduta la discussione sulla mozione di solidarietà a Benedetto XVI. La proposta era del presidente dei senatori della Lega, Roberto Castelli, che dopo la vittoria dei no sottolinea come tra i voti contrari ci sia quello del senatore a vita Giulio Andreotti.
Dunque è ancora polemica aspra tra la maggioranza e la Casa delle libertà che accusa il centrosinistra di indifferenza nei confronti delle minacce ricevute da Papa Ratzinger dopo il suo discorso di Ratisbona. Interpellato dai giornalisti a New York (dove si trova per partecipare all'Assemblea generale dell’Onu) Prodi risponde che «non c’è nessun elemento» che comporti l’elevazione del livello di rischio nel nostro Paese dopo le minacce di Al Qaida contro il Pontefice e
la Santa Sede.
E
se Prodi in sostanza si limita ad ignorare le ripetute minacce al Papa e al mondo cattolico nella sua maggioranza c’è anche chi attacca direttamente Ratzinger. Per l’europarlamentare Lilli Gruber «il Pontefice ha messo benzina sul fuoco». La Gruber emette la sua sentenza di condanna osservando che non si deve «dipingere il mondo islamico e la sua religione come fonte di ogni male».
L’indifferenza del premier viene stigmatizzata dal capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani. «Prodi non ha difeso il Santo Padre dai violenti attacchi dell’Islam integralista - dice Schifani -. È gravissimo. Come sempre il professore si nasconde dietro colpevoli silenzi e pericolose ambiguità». Durissimo il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. «Se Prodi dichiara di non avere alcun elemento di allarme per le minacce di Al Qaida allora è meglio che resti in Cina e rassegni le dimissioni da presidente del Consiglio - dice Calderoli -. Il Paese non sa cosa farsene di un premier che flirta con gli integralisti islamici e che non difende il Santo Padre e il proprio territorio da questi pericoli».
Marco Taradash, Riformatori liberali, attacca il premier che, «continua a non spendere una parola sull'intimidazione costante che pende sulla libertà di espressione, ogni qualvolta venga pronunciata una frase sgradita al fondamentalismo religioso islamico».
Anche la Gruber non si salva dalle critiche del Polo. «Le parole della Gruber dimostrano quante connivenze esistano tra estremismo islamico e alcuni esponenti della sinistra italiana - dice il capogruppo Udc Luca Volontè -. La giornalista evidentemente antepone il suo odio anticattolico alla difesa della laicità e dell’identità cristiana». Il senatore, Alfredo Mantovano invece punta il dito contro
«i sedicenti cattolici della Margherita» che, dice, «al mattino sfoggiano appiccicose dichiarazioni di incondizionata fedeltà al magistero della Chiesa e alla sera nella medesima giornata votano contro, ancora una volta in maniera determinante, la semplice possibilità di discutere della negazione della libertà religiosa nel mondo

 




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19 settembre 2006

IO STO CON IL PAPA... e voi?



La più bella definizione di critica l’abbiamo comunque trovata nella Prima Lettera ai Tessalonicesi (5,21): «Panta dokimazete to kalon katechete». Vagliate ogni cosa e trattenete il valore. In qualunque atto della ragione, elencati tutti gli identificabili fattori, c’è un punto, un soffio, un’apertura, un punto di fuga imprevisto - come riconosce Montale: «Un imprevisto è la sola speranza», o Kafka: «Esiste un punto d’arrivo» -, per cui ogni esperienza che la ragione giudichi rimanda a una plaga misteriosa, a una realtà di Mistero: Dio.
(don Luigi Giussani)
 




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18 settembre 2006

IO STO CON IL PAPA

.Ida Magli su Il Giornale  37 del 18-09-06 pagina 1
Se il Papa fosse un cittadino dell'Unione Europea sarebbe già iniziata la procedura per un mandato d'arresto europeo nei suoi confronti. Non stiamo scherzando: l'Unione Europea ha vagheggiato un mondo perfetto nel quale è reato criticare o esprimere un giudizio che possa offendere la razza, la cultura, la religione sia di un individuo che di un popolo. È un progetto fuori dalla realtà, almeno per quanto riguarda il mondo musulmano, e la vicenda che ha coinvolto in questi giorni Ratzinger lo dimostra. Il Papa si è visto costretto a giustificare il suo pensiero, a scusarsi con i musulmani (i musulmani in generale, non i terroristi) delle parole che ha detto. Parole, solo ed esclusivamente parole. Non minacce, non ingiurie, non armi. Siamo in molti a pensare che non avrebbe dovuto piegarcisi; ma la conclusione da trarre è comunque questa: che la figura più rappresentativa della storia dell'Occidente (storia effettiva, a prescindere da credenti e non credenti) non può più dire nulla senza temere di venire interpretato in senso negativo dai musulmani e scatenare così non si sa quali ritorsioni.
I governanti, i leader occidentali debbono convincersi che il mondo musulmano sa di avere già vinto, ed è per questo che reagisce al livello del Capo della Chiesa. Come si può pensare che così fedeli al loro credo come sono, i musulmani nutrano della stima verso coloro che, pur di instaurare il famoso «dialogo», hanno rinunciato a difendere ciò che di più prezioso possiedono: Gesù? Gesù si è ribellato al regime dell'Antico Testamento, al concetto di impurità, all'uccisione degli animali, all'offerta del prepuzio, alla tabuizzazione delle donne (lo dico per coloro che ancora non lo sapessero: il peggio dell'islamismo consiste nell'essersi agganciato ai primi cinque libri dell'Antico Testamento).
Sia permesso ad una donna contestare a sua volta al Papa di aver condannato l'Occidente, e condannato perché dà scandalo alle popolazioni dell'Africa e dell'Oriente secondo quanto hanno lamentato i suoi vescovi, invece di condannare i musulmani. Sono di sesso maschile quei vescovi, caro Papa, e ciechi come sono sempre stati i maschi, missionari, viaggiatori, etnologi, antropologi che si sono recati in quei Paesi. Non vedono che le donne sono delle bestie da soma, che zappano con un figlio sulle spalle, uno in pancia e due aggrappati alle vesti, che procreano e allattano in continuazione anche se quasi senza cibo, considerate impure a causa delle mestruazioni, a milioni mutilate della clitoride e con la vagina cucita per il timore che i maschi hanno dell'apertura del corpo femminile, analfabete e prive di qualsiasi diritto. No, questo non lo vedono, e non gridano allo scandalo. Ma io so che se in questo momento sto scrivendo quello che sto scrivendo, lo devo a Gesù. L'Occidente certamente ha molte colpe ma i diritti delle donne non sono dovuti all'Illuminismo, alla scoperta del Soggetto, perché alle donne la libertà, la parità, la voce con la quale sono state le prime a testimoniare per Lui, ad avviarsi al patibolo lodandolo per averle fatte degne «di morire per lui come i maschi» gliele ha date Gesù.
L'Occidente, dunque, riprenda contatto con la realtà. Il mondo non diventa perfetto quando i governanti decidono che lo deve diventare. Bisogna reagire con forza, che si sia credenti oppure no, perché qui è in gioco la nostra libertà territoriale e politica. L'umiliazione inflitta oggi al Capo della Chiesa è l'ultimo avviso per l'Occidente: o la smette subito di voler sembrare stupidamente «buono» oppure presto dovrà o diventare musulmano o difendersi con le armi.
Se il Papa fosse un cittadino dell'Unione Europea sarebbe già iniziata la procedura per un mandato d'arresto europeo nei suoi confronti. Non stiamo scherzando: l'Unione Europea ha vagheggiato un mondo perfetto nel quale è reato criticare o esprimere un giudizio che possa offendere la razza, la cultura, la religione sia di un individuo che di un popolo. È un progetto fuori dalla realtà, almeno per quanto riguarda il mondo musulmano, e la vicenda che ha coinvolto in questi giorni Ratzinger lo dimostra. Il Papa si è visto costretto a giustificare il suo pensiero, a scusarsi con i musulmani (i musulmani in generale, non i terroristi) delle parole che ha detto. Parole, solo ed esclusivamente parole. Non minacce, non ingiurie, non armi. Siamo in molti a pensare che non avrebbe dovuto piegarcisi; ma la conclusione da trarre è comunque questa: che la figura più rappresentativa della storia dell'Occidente (storia effettiva, a prescindere da credenti e non credenti) non può più dire nulla senza temere di venire interpretato in senso negativo dai musulmani e scatenare così non si sa quali ritorsioni.
I governanti, i leader occidentali debbono convincersi che il mondo musulmano sa di avere già vinto, ed è per questo che reagisce al livello del Capo della Chiesa. Come si può pensare che così fedeli al loro credo come sono, i musulmani nutrano della stima verso coloro che, pur di instaurare il famoso «dialogo», hanno rinunciato a difendere ciò che di più prezioso possiedono: Gesù? Gesù si è ribellato al regime dell'Antico Testamento, al concetto di impurità, all'uccisione degli animali, all'offerta del prepuzio, alla tabuizzazione delle donne (lo dico per coloro che ancora non lo sapessero: il peggio dell'islamismo consiste nell'essersi agganciato ai primi cinque libri dell'Antico Testamento).
Sia permesso ad una donna contestare a sua volta al Papa di aver condannato l'Occidente, e condannato perché dà scandalo alle popolazioni dell'Africa e dell'Oriente secondo quanto hanno lamentato i suoi vescovi, invece di condannare i musulmani. Sono di sesso maschile quei vescovi, caro Papa, e ciechi come sono sempre stati i maschi, missionari, viaggiatori, etnologi, antropologi che si sono recati in quei Paesi. Non vedono che le donne sono delle bestie da soma, che zappano con un figlio sulle spalle, uno in pancia e due aggrappati alle vesti, che procreano e allattano in continuazione anche se quasi senza cibo, considerate impure a causa delle mestruazioni, a milioni mutilate della clitoride e con la vagina cucita per il timore che i maschi hanno dell'apertura del corpo femminile, analfabete e prive di qualsiasi diritto. No, questo non lo vedono, e non gridano allo scandalo.

Ma io so che se in questo momento sto scrivendo quello che sto scrivendo, lo devo a Gesù. L'Occidente certamente ha molte colpe ma i diritti delle donne non sono dovuti all'Illuminismo, alla scoperta del Soggetto, perché alle donne la libertà, la parità, la voce con la quale sono state le prime a testimoniare per Lui, ad avviarsi al patibolo lodandolo per averle fatte degne «di morire per lui come i maschi» gliele ha date Gesù.
L'Occidente, dunque, riprenda contatto con la realtà. Il mondo non diventa perfetto quando i governanti decidono che lo deve diventare. Bisogna reagire con forza, che si sia credenti oppure no, perché qui è in gioco la nostra libertà territoriale e politica. L'umiliazione inflitta oggi al Capo della Chiesa è l'ultimo avviso per l'Occidente: o la smette subito di voler sembrare stupidamente «buono» oppure presto dovrà o diventare musulmano o difendersi con le armi.




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17 settembre 2006

Caro Di Pietro, che c'azzecca?

Caro Di Pietro non ci siamo, non ci siamo proprio.

Io non vedo perché il Papa, il capo della Chiesa cattolica, che in un discorso ha citato  dei fatti storici, incontrovertibili, fatti,  che qualsiasi uomo con un uso sano della ragione, sia esso musulmano o cristiano o ateo, non potrebbe far altro che confermare, il Papa, debba chiedere
scusa, così come chiedono i musulmani e lei.

Solo chi è vittima di ideologie accecanti, può vedere nel discorso del Papa un'istigazione alla guerra santa.
Qui si tratta di ben altro.
Si tratta di un ricatto bello e buono.
Guai a chi osa parlare dell'Islam, sarà punito, verrà minacciato di morte, si vedrà costretto sotto la minaccia "della spada" a rimangiarsi le parole.
Non importa se si tratta di offese, di shure lette con rispetto, o di opinioni espresse con educazione.
L'Islam non si deve toccare.
Io credo che la tolleranza, l'integrazione di cui tutti si riempiono la bocca, debba avere come presupposto il rispetto reciproco.
Dico reciproco, e compito della politica a mio avviso, è quello di pretendere questa reciprocità.
Le parole di circostanza dei politici Italiani mi sembrano quelle di circostanza dette al funerale di una persona che non si conoscono i meriti.

Non è concepibile che il Papa venga paragonato a Hitler da Salih Kapusuz, il numero due del partito islamico della Giustizia e del benessere (Akp),  e dal  premier turco Erdogan, senza che nessuno s'indigni.
Che vengano bruciate le chiese, uccisa una suora e la sua guardia del corpo a Mogadiscio e nessuno dica nulla.

Non ci siamo.

La tolleranza e il rispetto delle regole passa attraverso il rispetto della diversità.
Gli islamici una volta tanto imparino a rispettare la storia, a rispettare il cristianesimo e il capo della Chiesa.
Sono gli islamici a dover chiedere scusa per aver bruciato l'effige del Papa, per aver minacciato di morte il Pontefice e per aver minacciato di fare altre stragi.
Altrimenti, caro Di Pietro, come direbbe lei, "che c'azzecca".
Se ci sono due pesi e due misure.
Se chi grida più forte e s'indigna ha ragione, chi minaccia stragi ha diritto ad essere omaggiato, saremo sempre più schiavi di ogni tipo di vessazione.




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