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"Lapidiamo i bambini down" Chi educa gli idioti?

Su Facebook sembra scoppiata una guerra tra bande.
Nascono gruppi, simpatici, goliardici, come i mangiatori di Nutella, ma anche demenziali, come l’ultimo in ordine di tempo ''GIOCHIAMO AL TIRO AL BERSAGLIO CON I BAMBINI DOWN'' che domenica prima di venire chiuso contava circa 1300 iscritti, a riprova che la madre degli idioti è sempre incinta.
Subito si sono scatenate le proteste di associazioni, genitori di bambini down, e la controffensiva internettiana, ecco così nascere il gruppo “CONTRO IL TIRO A BERSAGLIO CON I BAMBINI DOWN”, e vai con i messaggi di solidarietà, ma anche con insulti e offese agli antagonisti.

Sembra che non si possa fare a meno di dividersi in buoni o cattivi, gli uni contro gli altri schierati, ma queste “prese di posizione” spesso rischiano d’essere guerre virtuali, che finiscono nel giro di qualche settimana e non portano frutti, se non quello di “contare” gli appartenenti ai singoli gruppi come si trattasse di curve allo stadio.

Non dimentichiamo che i bambini down che nascono nel nostro paese sono i fortunati scampati alle diagnosi prenatali grazie a genitori amorevoli o alla sorte, perché abortire i bambini down non è reato nemmeno a gravidanza avanzata, lo chiamano “aborto terapeutico” che è come dire “omicidio curativo” o selezione della razza.

Allora, va fatta una riflessione che va oltre alle prese di posizione internettiane, le guerre non servono.

I down sono persone, con gli stessi diritti e desideri di ognuno di noi, sempre.
Sono eterni bambini che hanno bisogno di quello di cui abbiamo bisogno tutti, attenzione, affetto, amicizia... va bene condannare chi li vorrebbe morti, ma cerchiamo di non cadere nell’ipocrisia.
Perché la reazione non basta se non viene sollecitata continuamente la società e la politica ad avere maggiore attenzione, ad investire in supporto alle famiglie, alle scuole alle associazioni che investono su questa diversità che è un valore e una ricchezza per tutti.

Se vogliamo che i nostri figli imparino il valore della vita, la solidarietà, dobbiamo permettere loro di viverla questa solidarietà, questa accoglienza della vita in tutte le sue manifestazioni, di vederla tra le mura domestiche, non basta insegnare loro che i down sono simpatici, perché a volte non lo sono, sono pignoli, testardi, hanno i difetti di tutti, ma non valgono meno di chi non ha gli occhi a mandorla, hanno di certo uno sguardo e una sensibilità per così dire “infantile” che permane nel tempo e quindi ci richiamano continuamente all’essenziale.

Le nuove generazioni impareranno il rispetto per gli anziani, il valore della vita, l’amore per le cose belle, se ci vedranno vivere questi valori.
Non possiamo pensare di essere favorevoli all’aborto certo, ma solo in caso di bambini imperfetti che poi per noi sta per infelici, non possiamo pensare di volere per i nostri figli delle classi dove non ci siano problemi, handicappati, stranieri ecc…, non possiamo sostenere che l’alimentazione di un disabile in coma è accanimento terapeutico e poi stupirci se i giovani odiano il diverso, scansano la fatica di vivere, immaginando a torto che la felicità stia proprio nella perfezione, nell’assenza di dolore e fatica, nel non assumersi responsabilità.

La madre degli idioti è sempre incinta, è vero, ma “chi è la madre”, chi educa le nuove generazioni? Pensiamoci.

Pubblicato il 23/2/2010 alle 17.19 nella rubrica Cultura.

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