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Chi vuol vivere non fa notizia ma chiede rispetto

Chi vuol vivere non fa notizia ma chiede rispetto

Serata di grande emozione, venerdì 11 febbraio alla sala Conciliare di Nova Milanese dove l’associazione culturale FELICITA MERATI ha presentato - VIVI uomini e donne più forti della malattia.
Il giornalista Fabio Cavallari, reduce da Bruxelles dove aveva presentato il suo libro VIVI storie di uomini e donne più forti della malattia, ha raccontato il suo incontro con tante storie e tante vite di uomini e donne che combattono in modo differente e sempre unico la loro battaglia per vivere e per essere felici. Otto di queste storie sono raccontate nel libro edito da Lindau.
Bruno, che muove solo gli occhi ma fa ancora parte di un gruppo di canti folcloristici, la piccola Giulia, i medici avevano proposto alla madre un aborto terapeutico all’ottavo mese di gravidanza e fissata la data per il 26 dicembre. Giulia invece è nata, i medici non avevano sbagliato la diagnosi, Giulia è handicappata ma grazie all’amore della sua famiglia, degli amici, dei volontari che si avvicendano ogni giorno a casa sua, ha dimostrato che la scienza non è sempre esatta, esiste l’imponderabile. Il suo cervello ha sviluppato e attivato delle risorse impreviste, e quindi a dispetto delle previsioni, Giulia si sposta gattonando, ha imparato a sciare,  sorride e interagisce con le sorelle e con gli amici. E poi ci sono gli altri Daniela, Egle, Massimiliano, Giovanni, Oscar e Claudio, malattie rare, degenerative, patologie sconosciute, condizioni invalidanti tali che se solo venissero ipotizzate a una persona nel pieno della propria efficienza fisica, condurrebbero a una sola risposta:  «No. Non voglio vivere così», ma come ha detto Fabio,  il metodo del “se fossi” non funziona, perché in realtà è solo nel momento in cui ti trovi ad essere in condizioni così invalidanti che scopri quanto davvero sei attaccato alla vita. In queste storie quello che spesso colpisce è che è l’amore il primo attore, la compagnia di amici, familiari, un luogo dove condividere diventa un di più per tutti. Questo non vuol dire che non ci siano fatiche, scoraggiamenti, cedimenti, ma come dice la mamma di Giulia: “Mai vergognarsi di chiedere aiuto”  

Suor Gloria ci ha introdotti con un quadro di Bosch a rifletter sul desiderio di infinito che è di ogni uomo, ma che finisce per essere inascoltato, perché siamo una società che ha paura di stare in silenzio, paura di dare ascolto ai propri desideri più veri.  Ha poi continuato,  dicendo che spesso diamo per scontate tante cose, l’amicizia, il rapporto con gli altri, abbiamo addormentato il desiderio, non desideriamo più nulla di autentico. Certo desideriamo i jeans firmati, le scarpe, le vacanze, cose,  ma nulla di autentico e duraturo. Il desiderio è preghiera, però possiamo pregare ogni giorno ma se non “desideriamo”, quella preghiera sarà vana.
Perché il desiderio è preghiera e prega chi desidera.   
Suor Gloria ha regalato a tutti un momento di grande emozione raccontando la sua esperienza, la sua vita da adolescente ribelle, l’incontro a Lourdes con la fede non tanto dei malati, ma dei sani, degli scout che pregavano in ginocchio. Poi l’incidente, lo scontro, la morte a portata di mano come qualcosa di liberatorio, di meraviglioso, i mesi di infermità , il ritorno alla vita e la decisione di volere un amore infinito.
Una serata che non finisce con lo spegnersi delle luci in sala, ma che può diventare un’occasione per tutti di riflessione e di cambiamento.

Pubblicato il 12/2/2011 alle 18.2 nella rubrica Diario.

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